Inchiesta della procura

Furbetti del tampone in carcere, 51 indagati a Biella

I test anticovid destinati ai detenuti per parenti amici. Indagata anche la direttrice dell'istituto, Tullia Ardito.

Centinaia di test anticovid destinati ai detenuti, somministrati gratuitamente a dipendenti, parenti e amici. Sono 51 gli indagati dalla procura di Biella nell'inchiesta sui furbetti del tampone: tra di loro anche la direttrice dell'istituto, Tullia Ardito, accusata di peculato, abuso d'ufficio e omissioni di atti. Secondo gli inquirenti avrebbe omesso di regolamentare l'accesso alla struttura per l'effettuazione dei test. 

Tra gli indagati figura anche l'ex responsabile del presidio sanitario del carcere, la dottoressa Paola Zaldera, poi sospesa dal servizio perché non vaccinata. E poi numerosi agenti di polizia penitenziaria, dal comandante in giù. Tra questi, anche un agente no vax che avrebbe effettuato una ventina di tamponi per poter andare in palestra. 

Nella ricostruzione dell'accusa, il sistema di illegalità era diffuso: c'era chi approfittava della possibilità di accedere senza sborsare un euro per ottenere il green pass ma anche chi lo utilizzava per andare in vacanza oppure al ristorante. 

Una situazione complessa, quella del carcere di Biella, già evidenziata dal Garante regionale dei detenuti Bruno Mellano, che aveva inviato una segnalazione all'assessorato regionale alla sanità per quanto riguarda la gestione dei vaccini: perché proprio lì, a fine 2021, c'era il tasso di somministrazioni ai detenuti più basso tra i penitenziari di tutta la regione.