L'allarme

Po e colture, la grande sete del Piemonte

Autorità di bacino e Coldiretti lanciano un nuovo allarme siccità. Valori mai visti dal 1972. A rischio la semina del mais.

Po e colture, la grande sete del Piemonte
TGR Piemonte
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Valori così non si registravano dal 1972. I livelli del Po dicono tutto della siccità di questo inverno: cento giorni senza piogge significative. Gli affluenti Trebbia, Secchia e Reno ai minimi storici, mentre Dora Baltea, Adda, Ticino registrano un -75% nelle portate. L'allarme arriva dall'Osservatorio sulle crisi idriche dell'Autorità di bacino del fiume Po - MiTe.

Allerta rilanciata anche da Coldiretti che chiede per il Piemonte lo stato di emergenza. "La situazione si sta aggravando di giorno in giorno e le colture ne stanno già risentendo. - spiegano Roberto Moncalvo, presidente della Coldiretti piemontese, e Bruno Rivarossa, delegato confederale - l'accrescimento delle coltivazioni seminate in autunno, come orzo e frumento, rischia di essere compromessa dalla siccità, ma preoccupa anche lo sviluppo dei prati destinati all'alimentazione degli animali: se le condizioni di secca dovessero continuare, i nostri agricoltori saranno costretti a intervenire con le irrigazioni di soccorso, dove sarà possibile. Dall'altra parte nei prossimi giorni partiranno le lavorazioni per la semina del mais, ma con i terreni aridi e duri le operazioni potrebbero essere più che problematiche".

A preoccupare è "la mancanza di riserve idriche - proseguono Moncalvo e Rivarossa - gli abbassamenti dei livelli di falda e della portata dei corsi d'acqua. Occorre non solo individuare modalità efficienti ed efficaci per governare l'emergenza, ma anche avviare un processo attraverso il quale porre la necessaria attenzione al tema delle infrastrutture irrigue ed incrementare la capacità di conservazione, per utilizzare l'acqua nei momenti di maggior esigenza superando l'attuale condizione di diffusa dispersione".