Numeri positivi nei mercati tradizionali

La guerra in Ucraina non spegne le bollicine dell'Asti Docg

Il 2022 doveva essere l'anno della ripresa. Il ritorno del Covid in Asia ed il conflitto in un mercato che vale il 14 per cento del totale per lo Spumante Asti non allarma il consorzio: "Stiamo monitorando ma senza isterie".

Un 2021 da crescita a doppia cifra, un traino ottimale per quello che a gennaio pareva essere l'anno della ripresa. La guerra in Ucraina ed il ritorno del Covid in mercati nuovi come quello cinese raffreddano gli entusiasmi ma non preoccupa il consorzio dell'Asti Docg che riunisce i produttori delle bollicine piemontesi più apprezzate al mondo.

Lo scorso anno si è chiuso con 102 milioni di bottiglie prodotte per un +11 per cento sul 2020. Il ritorno di Vinitaly dopo 2 anni di pandemia è la vetrina che sia grandi aziende sia piccoli produttori aspettavano per riallacciare i contatti con i rappresentanti dei principali mercati anche in un'ottica turistica grazie ai sentieri che corrono tra i vigneti e lungo le colline dei 52 comuni del Consorzio.

Gli effetti della guerra avranno un peso sopratutto per l'Asti spumante, molto richiesto nel mercato russo ed ucraino che da solo vale il 14 per cento del totale. Il Presidente del Consorzio, Lorenzo Barbero, ha spiegato quelli che sono i numeri: “Stiamo parlando di circa 12 milioni di bottiglie esportate in Russia. Poi c'è il mercato ucraino che da solo vale due milioni di bottiglie”. 

Dopo lo stop alle esportazioni definito delle sanzioni internazionali con apposita circolare dell'Agenzia delle Dogane la parola d'ordine è attesa. Del resto i rapporti con Mosca sono da sempre complicati, lo dimostra la necessità da parte dei produttori di inviare le bottiglie in Lettonia per ottenere i sigilli fiscali russi

Il 2022 doveva essere l'anno dello sbarco in Cina ma il ritorno del Covid nel paese asiatico ha spinto il consorzio a rimandare ogni iniziativa concentrandosi sui mercati tradizionali.