Tre cause dirette e due indirette

Le 5 cause della tragedia del Mottarone per la Commissione d'indagine

Per i tecnici del ministero l'incidente costato la vita a 14 persone è dovuto a problemi all'impianto ed all'imperizia del personale

La tragedia del Mottarone, costata lo scorso 23 maggio la vita a 14 persone, ha tre cause dirette e due indirette. Lo stabiliscono le conclusioni della "relazione intermedia” pubblicata lo scorso venerdì dalla Commissione d'indagine nominata dopo l'incidente dalla Direzione Generale per le Investigazioni Ferroviarie e Marittime presso il
Ministero delle infrastrutture

La commissione composta dal Professor Roberto Maja e dall'Ingegner Sergio Simeone lungo i dodici mesi trascorsi ha effettuato indagini, sentito persone coinvolte nella vicenda, raccolto documentazione sulla quale sono stati effettuati approfondimenti confluiti nella relazione, 34 pagine fitte di dati. 

Le tre cause dirette sono: il danneggiamento della fune traente in corrispondenza dell'attacco della testa fusa particolarmente soggetta a progressivo invecchiamento dovuto a fenomeni di corrosione, fatica e dissesti o torsione per consumi anomali dei rulli di linea o per disassamento delle pulegge di rinvio della traente al contrappeso; l'aumento della tensione della fune traente provocato dall'inerzia della massa del contrappeso appoggiato sul tampone inferiore per allungamento della stessa fune senza intervento del dispositivo di finecorsa di arresto urgente perché reso inefficace dalla manomissione, o errato montaggio, dei dispositivi stessi; l'aumento di tensione della fune traente provocato dall'inerzia della massa del contrappeso appoggiato sul tampone inferiore per allungamento della stessa fune senza intervento del dispositivo di finecorsa di arresto urgente perché reso inefficace dalla manomissione, o errato montaggio, dei dispositivi stessi"; infine il  "danneggiamento della fune traente per folgorazioni e correnti catodiche in prossimità degli attacchi a testa fusa".

Per quanto riguarda le cause “indirette” ci sono “il fattore umano”, ovvero l'"inadeguata formazione e consapevolezza dei ruoli svolti dal personale di esercizio" e il "fattore organizzativo", cioè "l'esiguità del personale con mansioni di sicurezza ed all'esternalizzazione di alcune importanti funzioni". Infine c'è una "causa a monte", "l'assenza di un sistema di gestione della sicurezza con individuazione di ruoli e responsabilità nell'organizzazione".

La relazione della commissione ministeriale di indagine ha approfondito gli aspetti che riguardano la rottura della fune che ha causato la tragedia del Mottarone. A seguito di quanto emerso dall'esame visivo, secondo la relazione "i trefoli sono aperti a pennello e i 114 fili presentano rotture di strizione e rotture a becco di flauto con tracce di ossido". "La configurazione a becco di flauto - proseguono i tecnici del ministero - è identificativa della rottura dovuta nel tempo a fatica per sollecitazione di flessione alternata e/o corrosione nel tratto di fune prossimo alla testa fusa, la rottura con strizione è identificativa di una rottura ultima per riduzione del numero di fili residui ancora integri". 

In base alla valutazione visiva, scrivono ancora i commissari "i fili con rottura a becco di flauto sono in rapporto circa di 2 su 3 rispetto ai fili che presentano rottura
con strizione". La relazione sottolinea ripetutamente che la commissione non è stata ammessa alle prove non ripetibili e "in particolare, non ha potuto visionare il tratto di fune precedente la testa fusa di ancoraggio della traente superiore alla cabina n. 3, in corrispondenza della quale si è verificata la rottura della fune traente". Ciononostante, i tecnici del ministero, confermano l'ipotesi che proprio in quel tratto si sia verificata la rottura, e sottolineano che "non si rileva la presenza di residui metallici della testa fusa identificativi di un suo collasso. 

Va detto che la  Direzione Generale ha chiesto in almeno due diverse occasioni l'accesso alla documentazione raccolta in sede di incidente probatorio, accesso che il Gip ha negato.