Dopo le tre pietre d'inciampo in via Piazzi a Torino

Un totem per la bimba che affrontò da sola la morte ad Auschwitz

A Rivarolo, dove la famiglia ebrea Colombo sfollò da Torino , un totem ricorderà la storia della piccola Elena vittima della crudeltà nazista

Un totem per la bimba che affrontò da sola la morte ad Auschwitz
TGR Piemonte
Elena Colombo

Il 2 giugno, festa della Repubblica,  Rivarolo ricorderà con un totem la piccola Elena Colombo e la sua storia crudele e struggente

Elena  ha dieci anni e mezzo quando i tedeschi, grazie ad una delazione, la catturano a Forno Canavese, l’8 dicembre 1943, insieme al papà Sandro e alla mamma Vanda Foa. Trasferiti a Torino, i genitori sono rinchiusi  alle Nuove, poi trasferiti a San Vittore e infine, il 30 gennaio 1944, deportati ad Auschwitz. Vanda è uccisa appena arrivata nel lager, la mattina dal 6 febbraio; Sandro, immatricolato con il n. 173417, sopravvive fino al 30 novembre.
La piccola Elena viene affidata ad una famiglia amica, dove resta per tre mesi. Il 9 marzo 1944 le SS la trasferiscono al Charitas, un istituto laico che accoglie l’infanzia abbandonata; due settimane dopo, il 25 marzo, la deportano a Fossoli, da dove partirà per Auschwitz il 5 aprile.
Allora scrive una cartolina alla sua amica Bianca, divenuta staffetta partigiana con il nome di battaglia di Kira.”Mi hanno detto che finalmente potrò raggiungere i miei genitori! Andrò anch’io nel campo tedesco dove lavorano e così li potrò rivedere e stare con loro. Non c’è bisogno che tu mandi pacchi, non preoccuparti più per me. Sono tanto felice”

È l’ultima traccia di Elena: sei giorni dopo aver scritto queste parole sarà uccisa tra migliaia di  bambini deportati. Elena ha dovuto affrontare da sola – è questa la tragica unicità della sua esperienza – la deportazione, il campo di concentramento, il trasporto nel vagone piombato, la selezione all’arrivo, la camera a gas. Mi consola pensare che abbia creduto fino al giorno della partenza per la Germania, e forse anche dopo, di poter presto rivedere i suoi genitori.

Fabrizio Rondolino, giornalista e scrittore , ha fatto riscoprire la storia di Elena e della sua famiglia: “Sandro era il fratello di mia nonna, e mio padre mi raccontava di quando, bambino, si esercitava al pianoforte con Elena. Non sarebbe rimasto molto, di questa storia, se un’anziana signora torinese, Piera Billotti, non avesse deciso di onorare con passione e tenacia la promessa fatta alla mamma: ricordare quella famiglia di ebrei che viveva nel loro palazzo, a Torino, in via Piazzi”. 

Nel gennaio dell’anno scorso tre pietre d’inciampo sono state posate davanti al portone di via Piazzi. Il 2 giugno a Rivarolo Canavese, dove la famiglia Colombo era sfollata da Torino, sarà inaugurato un totem che ricorderà la storia di Elena, la bambina partita per Auschwitz sicura di poter riabbracciare mamma e papà.