Smascherata un'organizzazione internazionale

Ivrea, dal carcere coordinavano l'arrivo di cocaina liquida in Italia

I carabinieri hanno scoperto una complessa organizzazione di spaccio di stupefacenti nel nostro paese, partita da un sequestro a Biella.

Tutti è nato da un sequestro a Biella: 250 grammi di cocaina trasportata in un trolley insieme a due bidoni di solvente. Da qui i carabinieri sono partiti per un'indagine complessa e transnazionale che ha portato alla scoperta di un gruppo di narcotrafficanti con 19 indagati: sette in carcere e 12 ai domiciliari, scoprendo l'esistenza di una banda attiva dal carcere di Ivrea.

L'operazione “hermano”, parola spagnola che significa “fratello” come erano soliti chiamarsi gli affiliati, condotta dai Carabinieri della compagnia di Taurianova e coordinata dalla DDA di Reggio Calabria, ha portato alla luce il complesso sistema usato dai narcotrafficanti per trasportare cocaina dal Sudamerica: la droga, acquistata a poco prezzo grazie ai buoni rapporti con produttori peruviani, veniva resa liquida, il composto poi veniva versato nelle valigie per renderle intrise della sostanza o tra le pagine dei libri per poi estrarla attraverso specifici solventi, quelli recuperati nel controllo a Biella, fondamentali per il recupero ed il ritorno della cocaina allo stato solido. Per questo viene contestata anche l'aggravante della natura transnazionale del traffico di stupefacenti. 

Il coordinamento delle attività, hanno scoperto i Carabinieri, veniva gestito inoltre dall'interno del carcere di Ivrea. Qui una banda di detenuti, per lo più sudamericani, ha spiegato il GIP Sergi nell'ordinanza "divulgava disposizioni all'esterno su dove, come e quando commercializzare cocaina, oppure ordinava dosi della medesima sostanza stupefacente da introdurre nel carcere e, per finire, dava indicazioni sul traffico della droga da e per l'Ecuador. Il tutto mediante l'uso illegale di un telefono cellulare munito di regolare sim card".

Un altro elemento fondamentale nelle indagini l'arresto, avvenuto nel dicembre 2017, di un uomo originario di Polistena, in provincia di Reggio Calabria, per detenzione illecita di sostanze stupefacenti: durante un controllo di polizia, furono rinvenuti, nascosti a bordo dell'auto da lui guidata, quattro chilogrammi di infiorescenze di cannabis essiccate. Le indagini hanno appurato l'esistenza di un nucleo criminale ben organizzato impegnato nel trasporto nelle principali città italiane di hashish, marijuana e cocaina dove veniva poi suddiviso in dosi e smerciato. 

Una piantagione di canapa utilizzata per la coltivazione e lo smercio è stata ritrovata in una zona impervia a Oppido Mamertina, in provincia di Reggio Calabria. 

Alcuni dei 19 indagati sono ritenuti affiliati alla ‘ndrangheta. Altri, secondo l’inchiesta, erano in contatto con personaggi legati alle cosche mafiose calabresi come i Papalia operanti a Milano o affiliati alle famiglie Molé di Gioia Tauro, Cacciola-Grasso di Rosarno, Ierace di Cinquefrondi, Manno-Maiolo di Caulonia e Facchineri di Cittanova. 

Tra gli indagati c'è Luigi Facchineri per il quale il gip ha rigettato l'arresto. Agli atti dell'indagine, coordinata dal procuratore Giovanni Bombardieri, c'è pure la famiglia De Stefano di Reggio Calabria. Secondo i pm, con un esponente rimasto ignoto del clan di Archi, Carmelo Bonfiglio avrebbe anticipato 25mila euro per l'acquisto in Spagna e il trasporto in Italia di un carico di Marijuana. .