La chiavetta Usb è illeggibile, salta la sentenza Eternit bis

Le giudici: "Siamo andate a cercare un certo passaggio di una consulenza tecnica non abbiamo trovato nulla. E' come se la chiavetta fosse vuota o danneggiata". Udienza rinviata

La chiavetta Usb dove si trova "il 90% degli atti" del processo Eternit bis è inservibile e la Corte d'appello è costretta a un rinvio. Il colpo di scena oggi, era in programma la sentenza. "Siamo mortificate - hanno spiegato i giudici - ma quando siamo andate a cercare un certo passaggio di una consulenza tecnica non abbiamo trovato nulla. E' come se la chiavetta fosse vuota o danneggiata". L'imputato è l'imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny, per il quale il pg Pellicano aveva chiesto la conferma della condanna a 4 anni per la morte di due persone dovuta, secondo l'accusa, all'amianto lavorato nello stabilimento di Cavagnolo.

Il processo è quello relativo a uno dei filoni originati dalla cosiddetta inchiesta bis sui decessi provocati in varie località italiane dall'amianto lavorato dalle filiali della multinazionale. In questo caso si tratta appunto del decesso di due persone a Cavagnolo, nel torinese. Il procuratore generale Carlo Maria Pellicano ha chiesto la conferma della condanna a 4 anni di carcere dell'imputato, il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, inflitta in primo grado dal tribunale nel 2019.

Nel procedimento in corso nel capoluogo piemontese l'elvetico è chiamato a rispondere di omicidio colposo. A Novara si sta celebrando in questi mesi un processo dove invece l'accusa è di omicidio con dolo per i decessi avvenuti a Casale Monferrato. Convocati 392 testimoni. Gli avvocati cercano di trovare casi di inquinamento ambientale, se l'amianto fosse presente nelle case delle vittime, sui tetti dei garage, a copertura delle strutture per gli attrezzi in campagna, come spesso succedeva, e quindi potesse aver rilasciato nell'aria le fibre responsabili della letale malattia ai polmoni. Tra i testimoni, figli, vedove, eredi di ex dipendenti o di semplici cittadini, raccontano di genitori che tornavano a casa con i vestiti pieni di polvere d'amianto, che veniva lavata in casa a mano, altri non lavoravano in quella fabbrica, semplicemente abitavano in zona. Sono tutti morti di mesotelioma. Il punto e' se siano venuti a contatto con quel materiale anche nella vita di tutti i giorni. E se quindi siano stati esposti all'amianto killer anche a scuola, in casa, per strada.