Obiettivo inclusione

Il rugby oltre la disabilità. E il Cron Chivasso vola ai Mondiali

Mixed ability, in campo tutti uguali. Perché lo sport può sport limare, sdrammatizzare e ridimensionare le difficoltà. E talvolta, pure curare.

“Abbattere barriere da una faccia. Dall'altra organizzare delle opportunità: sono il Mixed Ability”. Età, genere, abilità... Poco o nulla conta. Palla ovale in campo e si gioca. Tutti insieme e tutti uguali. Chivasso, campo sportivo. Quando il sole cala il rettangolo verde si riempie. Ciascuno ha la propria storia. Ciascuno le proprie difficoltà, che lo sport lima, sdrammatizza e ridimensiona. 

“Tutti i giocatori fanno parte a pieno titoli della vita della squadra. Con i regolamenti che non sono stati adattati, quindi è un club di rugby. E si chiama Mixed perché giochiamo insieme, tutti insieme”, spiega Enrico Colzani che del Cron Chivasso, l'acronimo sta per Chivasso Rugby Onlus, è non solo presidente ma anche giocatore.

“Il non riconoscere persone che hanno delle diversità è per noi un pensiero inclusivo forte. No calzettoni, no maglie che ci differenzino gli uni dagli altri. I giocatori sono tutti giocatori”, aggiunge Marilena Giuliacci, fondatrice della squadra nel 2010. 

Ed è così che si finisce ai Mondiali. Cork, Irlanda, terza partecipazione per il Cron in 12 anni di attività, supportato anche Oltremanica dai suoi tifosi: “Si matura tutti insieme e si matura un gruppo squadra che è capace di affrontare grandi sfide. Insieme al Mondiale di rugby abbiamo fatto il mondiale di canottaggio in partnership con il Circolo Armida di Torino. E siamo arrivati primi”, continua Colzani.

Per la prima volta ai mondiali anche la squadra femminile. Stefania è stata nominata miglior giocatrice: “Ho vinto questo premio grazie al mio impegno e anche grazie alle mie compagne”. 

Spirito di squadra. Nessuno viene escluso. Nessuno resta indietro. Semplicemente echeggia talvolta qualche parola magica, una delicata protezione, come spiega Marilena Giuliacci:

“Ci sono delle parole, che possono essere slowball: vuol dire che la persona che sta per ricevere la palla è una persona che non ama un contatto forte. Che però è capace di impattare verso l'altro e allora viene accompagnata a terra e riparte l'azione”.