Il pesce andava in Romania per un giro d'affari da 200 mila euro l'anno

Pesca di frodo nelle acque del Ticino, i carabinieri sgominano una banda

I bracconieri riuscivano a prelevare una tonnellata di carpe e siluri alla settimana, utilizzando elettrostorditori, reti e arpioni. Agivano di notte in aree difficili da raggiungere, anche protette.

Pesca di frodo nelle acque del Ticino, i carabinieri sgominano una banda
Ansa
Carpe

Pescavano illegalmente il pesce nelle acque del Ticino, in provincia di Novara, per poi rivenderlo in Romania. Un giro d'affari che si stima potesse superare i 200 mila euro all'anno

I Carabinieri forestali di Torino hanno sgominato una banda di otto persone, sei romene e due italiane, ora tutte indagate per bracconaggio ittico, immissione in commercio di alimenti non genuini, falso documentale e uccisione di animali.

La pesca illegale avveniva di notte in aree difficili da raggiungere, anche protette. I bracconieri riuscivano a prelevare una tonnellata di pesce alla settimana, tra carpe e siluri, utilizzando elettrostorditori, reti e arpioni. 

L'operazione è arrivata al termine un anno di inchiesta tra pedinamenti e appostamenti. 

La base operativa era una cascina nei pressi di Borgo Ticino, dove si lavorava e si stoccava il pesce. I carabinieri hanno sequestrato gommoni, reti, batterie per gli storditori, arpioni e documenti con il quantitativo di merce venduta e trasportata. Uno dei componenti della banda era già agli arresti domiciliari per un altro reato ed era l'unico in possesso di una licenza di pesca.