La Marcia su Roma, Soleri, i conti col passato e quella cittadinanza onoraria a Mussolini

Nel centenario del primo atto del regime fascista, a Pezzana un flash mob contesta la conferma del riconoscimento al dittatore. L'intervista allo storico Gianni Oliva

La Marcia su Roma, Soleri, i conti col passato e quella cittadinanza onoraria a Mussolini
Tgr Piemonte
Flash mob a Pezzana (Vc)

“E' ovvio che non si cancella la Storia, ma i simboli, i luoghi, di una persona che è stata fautore di crimini contro l'umanità non può essere mantenuta un'onorificenza nei suoi riguardi”, commenta Roswitha Flaibani di +Europa Vercelli.

A Pezzana, dieci chilometri da Vercelli, la Storia divide ancora. Colpa di una delibera comunale che ha confermato la cittadinanza onoraria a Benito Mussolini. Giulio Manfredi dei Radicali italiani "Chiediamo al sindaco di revocare la cittadinanza onoraria, chiediamo finalmente alle associazioni e alla società civile non solo vercellese di prendere posizione per la revoca di un provvedimento vergognoso che non deve più essere".

La polemica va avanti da mesi, ma il primo cittadino, Stefano Bondensan, dice di avere altre priorità: “Abbiamo assistito all'ennesimo flashmob per una polemica assolutamente strumentale”. Strumentale o meno, il paese è diviso: "Io lascerei le cose così", "difficile schierarsi 50 e 50", "dare la cittadinanza onoraria a giovani intraprendenti che la meritano di più", alcune voci 

Lo storico Gianni Oliva: “Un Paese che non ha fatto i conti col proprio passato”

“Io credo che la storia non si cambi con i colpi di forbice. Le cittadinanze onorarie vengono date in determinati periodi storici, corrispondono alle intenzioni di quei periodi. Mi pare ci siano problemi più urgenti oggi di pensare di cancellare quelle cittadinanze e tantomeno sia dignitoso riconfermarle”.

Lo storico Gianni Oliva lo dice da Palazzo della Cisterna, abitato dal Duca d'Aosta Emanuele Filiberto, personaggio chiave in quelle ore di cent'anni fa: "Se il re avesse firmato lo stato d'assedio e avesse cercato di opporsi militarmente alla marcia su Roma, Mussolini avrebbe decretato la fine di quel re e l'avrebbe sostituito con il duca D'Aosta.."

Non fu necessario. Anche se uno dei pochi a provare a opporsi all'avvento del fascismo fu proprio un liberale piemontese, l'allora ministro della guerra Marcello Soleri: "E' lui che prepara la dichiarazione dello stato d'assedio che poi il sovrano rifiuterà, è lui che fa affluire i reparti antifascisti e monarchici. Ma il re decise diversamente, ma la responsabilità non è solo sua". 

Il problema dell'Italia, secondo Oliva, è di non aver mai fatto i conti col passato: 

"Abbiamo immaginato che la colpa del fascismo fosse tutta del fascismo fosse tutta di Mussolini e del re. Il fascismo è stato un regime autoritario ma che ha anche costruito un grande consenso di massa giovandosi dell'appoggio di un'intera classe dirigente. Che è transitata da prima a dopo senza pagare pegno. Un grande storico liberarle Rosario Romeo diceva: "la resistenza opera di pochi è stata usata dai tanti per non fare i conti col proprio passato".