Carcere di Ivrea

"Gli agenti hanno spezzato per gioco il braccio a mio figlio". Parla il padre di un ex detenuto

"L'arto rotto in sette punti" - ha dichiarato l'uomo ai nostri microfoni - "Volevano farlo passare per incidente avvenuto durante un'attività lavorativa ma l'Inail non ci ha creduto"

"Gli agenti hanno spezzato per gioco il braccio a mio figlio". Parla il padre di un ex detenuto
Tgr Piemonte
Il padre dell'ex detenuto del carcere di Ivrea

“Due lo tenevano e uno gli prendeva il braccio, tipo braccio di ferro, e gliel'ha spezzato. Mio figlio dice che per il dolore è stato a terra tre ore. Hanno chiamato una dottoressa ma lei non lo calcolava proprio”.

Carlo è il papà di Mario (entrambi i nomi sono di fantasia) ex detenuto del carcere di Ivrea. Con il braccio frantumato in sette punti, Mario sarebbe una delle vittime più gravi del presunto sistema di violenze che sarebbe durato per anni nel penitenziario.

Gli agenti che lo avrebbero ferito obbligandolo a un braccio di ferro, avrebbero anche costretto Mario a dichiarare il falso.

“Con la complicità dei dottori hanno fatto risultare che è caduto e volevano fargli prendere un assegno come se avesse lavorato e fosse stato un infortunio sul lavoro”.

Ma l'Inail non ci avrebbe creduto perché la ferita era troppo grave. Proprio da questo referto sarebbe partita l'indagine della procura di Ivrea sul carcere.

Mario ora ha una pausa di sei mesi ai domiciliari per curarsi in una località segreta in Emilia Romagna. E' seguito anche da uno psicologo.

“Mio figlio deve scontare ancora tre anni, ritorna in carcere. Ha paura lui ma abbiamo paura anche noi”.

Mario e la sua famiglia chiedono giustizia.

“Io stavo perdendo mio figlio. Mio figlio si stava impiccando, si voleva ammazzare perché non ce la faceva più con questa situazione. Allora io mi chiedo: ma è giusto tutto ciò?”.

Le indagini sono ancora in corso e la procura deve ancora sentire gli indagati, che racconteranno la loro versione dei fatti.

Servizio di Giulia Dellepiane, montaggio di Claudio Secco.