Ultima udienza dell'incidente probatorio

Mottarone, risarcimenti fino a 25 milioni

Emergono le prime stime che potrebbero essere versate alle famiglie per le 14 persone decedute. 10 milioni potrebbero arrivare da Reale Mutua

Mottarone, risarcimenti fino a 25 milioni
Ansa
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Ottava e ultima udienza dell'incidente probatorio nel processo in corso al tecnoparco di Verbania sulla tragedia del Mottarone disposto per far luce sulle cause dello schianto, costato la vita a 14 persone della cabina della funivia  il 23 maggio 2021. 

Emergono le prime stime di quelli che potrebbero essere i risarcimenti destinati alle parti civili: intorno ai 25 milioni di euro, una cifra da suddividere tra i famigliari delle 14 vittime. Di questi, 10 milioni potrebbero venire messi a disposizione da Reale Mutua, che assicurava Funivie del Mottarone.

Questa mattina in aula è stato registrato anche uno scontro tra periti: "Se la formula utilizzata dal professor Gruttadauria per stabilire i tempi di rottura della fune traente della cabina numero 3 della funivia del Mottarone fosse applicabile, bisognerebbe riscrivere tutte le normative europee". L'ingegner Ferruccio Levi, consulente della difesa dei vertici Leitner Spa, progettista e uno dei massimi esperti di funivie, che ha partecipato anche alla stesura dei testi delle normative europee in materia di impianti, ha smontato quanto affermato ieri dal consulente della difesa di Gabriele Tadini.

Quest'ultimo aveva quantificato in 13 mesi il tempo da cui "si sarebbe potuto vedere che stava succedendo qualcosa" alla fune traente della cabina n.3. "In realta' - ha spiegato Levi - non è possibile calcolare il tempo di rottura della fune". Secondo quanto spiegato da Levi, riferisce l'avvocato Paolo Corti, difensore dei vertici Leitner, il tempo quindi non è quantificabile in modo preciso,  come peraltro avevano gia' concluso i periti del tribunale, che nella loro relazione finale avevano indicato un range di tempo molto ampio, da 2 mesi a 5 anni, per l'usura che poi ha portato alla rottura della fune. 

L'impianto del Mottarone era sicuro e funzionava a dovere. E' la tesi sostenuta stamane in tribunale a Verbania dai consulenti di parte, sentiti stamane dall'avvocato Paolo Corti, legale di Anton Seeber e Martin Leitner, vertici della società bolzanina che si occupava della manutenzione della funivia. Lo ha fatto anche il professor Nello Balossino, del dipartimento di informatica dell'Universita' di Torino: "L'impianto - ha spiegato Balossino ai cronisti - era sicuro e funzionante. Se si verifica un problema che riguarda la sicurezza, il sistema fa bloccare l'impianto. L'intervento dell'operatore avviene solo nel caso in cui non si tratta di problemi di sicurezza, ma di altro tipo, con la segnalazione che arriva sul monitor". 

I segnali che comparivano sullo schermo sul quale veniva visualizzato quanto registrato dalla 'scatola nera' della funivia del Mottarone erano comprensibili, senza bisogno di andare a consultare l'apposito manuale, solamente da personale esperto. Così il professor Nello Balossino, docente di informatica all'università di Torino e consulente nominato dall'avvocato Alberto Mittone, legale di Leitner, la società che figura tra gli indagati per la tragedia in cui sono morte 14 persone.

Nel corso dell'incidente probatorio, replicando alle critiche mosse a Leitner a proposito del fatto che non ci fosse una documentazione sufficiente a far sì che, in caso di necessità, il gestore sapesse immediatamente decifrare i segnali e agire di conseguenza, Balossino ha fatto presente che "quando si mette un sistema informatico a disposizione di un utente, questi ha già acquisito abbastanza conoscenza, non è digiuno".

"Non è che gli faccio vedere un'attività informatica e lui non sappia cosa fare - continua il consulente di Leitner -. Quindi, a fronte di una segnalazione su un monitor non immediatamente comprensibile, è proprio l'esperienza del gestore che fa sì che si possa intervenire immediatamente. Se conosco gli argomenti, le attività e il modo di procedere, non ho bisogno di andare a vedere il manuale ma agisco di conseguenza e porto a termine le attività".

Nel suo intervento Balossino ha ribadito che il sistema di sicurezza complessivo dell'impianto predisposto da Leitner era "idoneo, rispondente ai requisiti e in grado di garantire la sicurezza" di chi saliva sull'impianto perché, nel caso di segnali di pericolo, l'impianto si sarebbe bloccato. Nel caso di segnali "che non gravavano sulla sicurezza" dell'impianto, il sistema permetteva al gestore di risolverli, a patto di essere formato e sufficientemente esperto.