Muore dopo 40 giorni il pilota del velivolo precipitato nel Biellese

Marco Imperato, campano ma da anni in Valle d'Aosta, era ricoverato al CTO di Torino dal giorno dell'incidente. Alle spalle aveva 20 anni di esperienza nel settore aeronautico

Muore dopo 40 giorni il pilota del velivolo precipitato nel Biellese
Ansa/Soccorso Alpino
L'elicottero precipitato nel Biellese il 23 novembre

Le sue condizioni sembravano stabili. Poi un repentino crollo e la morte, a 40 giorni dall'incidente a bordo del suo elicottero. Non ce l'ha fatta Marco Imperato, 45 anni, originario di Ravello (Salerno) che lo scorso 23 novembre si era schiantato nelle montagne biellesi. E' morto nella tarda serata del Primo dell'anno nel reparto di rianimazione del Cto di Torino dov'era ricoverato. 

Elicotterista esperto con circa vent'anni di esperienza nel settore aeronautico, si era formato all'Aereo Club di Lugo di Romagna e poi in America a Riverside. E aveva volato con i Robinson R22. Da anni viveva stabilmente con la sua famiglia, la moglie Annalisa, originaria di Positano, e un figlio di 12 anni, a Morgex, in Valle d'Aosta dove operava nel settore del trasporto di materiali mediante elicotteri di una nota compagnia biellese.

Nell'incidente aveva riportato traumi alla testa e al tronco e nel pomeriggio del 23 novembre era stato sottoposto a interventi - riusciti - da parte dei medici del Cto. Il pilota era stato estratto dai soccorritori dalle lamiere dell'aeromobile, distrutto nell'impatto al suolo le cui cause sono ancora inspiegabili e in via di accertamento.  Nelle settimane
successive era stato  sottoposto a un delicato intervento di chirurgia maxillofacciale, alle orbite e al cranio, durato ben 7 ore. Poi a un'operazione di tipo ortopedico. Sedato, respirava autonomamente e non aveva subito lesioni agli organi interni. 

I medici del centro d'eccellenza torinese si erano mostrati persino ottimisti circa le possibilità di recupero, seppur lente  I genitori di Marco, Alfonso e Angela, dal 23 novembre non hanno mai lasciato il capoluogo piemontese aspettando che il loro unico figlio tornasse cosciente.