Automotive

Stellantis: ecco il Fiat Metaverse Store per la 500 in Usa

Nuovo appello di Tavares: "I governi Ue aiutino i consumatori sull'elettrico", altrimenti il settore potrebbe fare "scelte impopolari"

Stellantis: ecco il Fiat Metaverse Store per la 500 in Usa
Tgr Piemonte
Lo showroom Fiat nel metaverso presentato al Ces di Las Vegas

Fiat mostrerà al Ces (Consumer Electronics Show) di Las Vegas il primo showroom al mondo alimentato dal metaverso: il Fiat Metaverse Store nasce grazie alla partnership con Microsoft e Touchcast e sarà uno dei principali pilastri innovativi per il lancio della Nuova 500e negli Stati Uniti previsto nel 2024. Sarà presentato al pubblico presso lo stand Microsoft posizionato nella Hall Ovest #6017, dove ricrea la sensazione di uno showroom a casa propria. All'interno del Fiat Metaverse Store i clienti potranno scoprire, configurare e persino acquistare la Nuova 500 La Prima by Bocelli, vivendo l'esperienza di uno showroom grazie all'aiuto del Fiat Product Genius, una persona reale pronta a rispondere a qualsiasi domanda. L'intera gamma della Nuova 500, ulteriori modelli e mercati verranno aggiunti allo showroom alimentato dal metaverso nel corso del 2023. Il Fiat Metaverse Store è accessibile a tutti: non richiede cuffie per la realtà virtuale o hardware costosi.

Intanto l'amministratore delegato di Stellantis, Carlos Tavares, sceglie proprio il palcoscenico del Ces per rilanciare il suo appello ai governi europei, incluso quello italiano, perché facilitino la transizione energetica. La svolta elettrica ha costi elevati per l'industria automobilistica e se il mercato delle quattro ruote non tornerà sopra i livelli pre-pandemia il settore potrebbe procedere con "scelte impopolari" che avrebbero un impatto sull'economia e sull'occupazione. Per questo in Europa sarebbero ideali sussidi diretti ai consumatori.

"Mi piacerebbe vederli sostenere i consumatori finali con sussidi che vadano direttamente nelle loro tasche, sarebbe grande per il periodo di transizione che va da ora al 2030", afferma Tavares, ripetendo il messaggio che recapita ogni volta ai leader e capi di stato che gli chiedono degli impianti di produzione. "Rispondo sempre che dato il talento della mia squadra ho fiducia nel fatto che possiamo difendere la nostra quota di mercato. I miei bisogni però dipendono dalla dimensione del mercato nel suo complesso e questo dipende da voi", spiega l'amministratore delegato.

Un'analisi particolarmente accurata per i veicoli elettrici. Al momento le case automobilistiche non hanno altra scelta se non quella di assorbire i costi della tecnologia, che sono il 40% più alti. Non farlo - osserva Tavares -  esporrebbe il settore al rischio di perdere il grande pubblico, quella classe media cruciale per il mercato delle quattro ruote. Introdurre vetture elettriche a un prezzo elevato significherebbe farla fuori e questo "è esattamente quello che sto cercando di evitare", aggiunge l'amministratore delegato di Stellantis mettendo in evidenza che l'obiettivo è quello di mitigare il costo per i consumatori e allo stesso tempo difendere la redditività della società.

Si tratta quindi di centrare un equilibrio difficile considerato che "se si smette di lavorare sui costi in questa industria si va da eroi a zero (da 'hero to zero') in tre anni. E' in questo quadro che si inseriscono i sussidi diretti ai consumatori che, oltre ad aiutare il settore, avrebbero un effetto positivo sull'ambiente ampliando il pubblico per le auto pulite. Per i governi europei, riconosce però Tavares, non è facile considerato il costo degli aiuti sui conti pubblici e sul debito, già elevato in molti Paesi.

Dal palco del Ces Tavares guarda anche a oriente, e in particolare alla Cina. "Non lasceremo" il Paese, ma "non abbiamo necessariamente bisogno di produrre in Cina. Si possono sostenere i clienti senza avere un produttore locale", spiega l'amministratore delegato di Stellantis facendo riferimento alle tensioni geopolitiche. "Noi siamo più una società occidentale e non voglio che la mia società sia esposta nel caso in cui dovessero aumentare le tensioni geopolitiche", dice ricordando come una delle joint venture in Cina è finita. "L'altra la stiamo ancora discutendo" per capire quali "potrebbero essere le condizioni per continuarla. Le trattative sono "difficili".