Criminalità organizzata

Le mani della 'ndrangheta su autostrade e grandi opere: 9 arresti tra Torino e Brandizzo

In manette appartenenti di una famiglia di Brandizzo, i Pasqua, legati ai Pelle di San Luca in Calabria. Coinvolto anche l'ex politico del Pd e manager Sitaf, Salvatore Gallo, accusato di uso improprio di rimborsi

Associazione mafiosa, concorso esterno in associazione mafiosa, riciclaggio, estorsione, ricettazione e detenzione illegale di armi. Sette anni di indagini per svelare come l'ndrangheta avrebbe messo le mani su Tav, autostrade e grandi opere nel torinese. Nove i soggetti al centro dell'inchiesta condotta dai militari del ROS e del Comando Provinciale di Torino (Compagnia Carabinieri di Venaria Reale e Stazione Carabinieri di Leinì). Eseguita nella mattina di oggi, giovedì aprile 2024. un’ordinanza di custodia cautelare in carcere e agli arresti domiciliari, su provvedimento del G.I.P. del Tribunale di Torino. In carcere Giuseppe Pasqua, Domenico Claudio Pasqua, Michael Pasqua, Antonio Mascolo e Carlo Balzamo. altre quattro persone ai domiciliari. I reati a vario titolo associazione mafiosa, concorso esterno, riciclaggio, estorsione, ricettazione e detenzione illegale di armi. In totale sono una ventina le persone indagate, tra loro (ma non per reati legati all'associazione a delinquere di stampo mafioso) anche Salvatore Gallo, ex esponente del Partito democratico piemontese e a lungo manager della Sitaf, e l'attuale direttore operativo dell'autostrada A32, Torino-Bardonecchia, Salvatore Sergi.

Le 'ndrine di San Luca

Le indagini, condotte tra il 2014 ed il 2021 dal ROS Carabinieri e dalla Stazione Carabinieri di Leinì, coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Torino, si sono concentrate su un’articolazione territoriale della ‘ndrangheta operante in Brandizzo, Torino e provincia, emanazione delle ‘ndrine Nirta e Pelle originarie di San Luca. Il sodalizio avrebbe operato con sistematico ricorso all’intimidazione nei rapporti con i concorrenti e offerta di protezione a vittime di atti estorsivi, infiltrandosi nell’economia legale del territorio attraverso aziende di edilizia e trasporti, riconducibili al gruppo criminale, che hanno ricevuto, almeno a partire dall’anno 2014, commesse da appaltatori operanti nel settore autostradale e nella realizzazione delle grandi opere per svolgere lavori di manutenzione del manto autostradale e movimento terra nella provincia di Torino.

Le misure cautelari

Due soggetti, individuati quali vertice del sodalizio mafioso e direttamente coinvolti nei lavori , sono stati raggiunti dalla misura cautelare della detenzione in carcere, al pari di un terzo soggetto partecipe della stessa articolazione territoriale. Un quarto indagato, figura di vertice di una società controllata da una concessionaria del servizio autostradale, che garantiva alle imprese riconducibili all’associazione risorse economiche ed appalti, è stato raggiunto dalla misura cautelare degli arresti domiciliari.

Ulteriori cinque misure cautelari domiciliari sono state emesse per reati di estorsione, ricettazione e detenzione illegale di armi. Il giudice ha inoltre disposto, nei confronti di altri sette indagati, il sequestro preventivo di somme di denaro oggetto di riciclaggio, provento di un traffico illecito di rifiuti.