Sono passati 40 anni dallo “scandalo del metanolo” che nel marzo del 1986 ha travolto il Piemonte e l’Italia intera facendo emergere l’adulterazione di diversi lotti di vino distribuiti nei supermercati. Ventitré morti in poche settimane e decine di persone rese invalide. La causa: quell’alcol incolore ed inodore che qualcuno a Narzole, in modo fraudolento e tragico, utilizzava per aumentare la gradazione alcolica del vino. La più grande tragedia alimentare del dopoguerra italiano con un impatto impressionante: fermi gli accordi commerciali, bloccate le frontiere, svuotate le cantine. Tra rabbia e vergogna un intero comparto si è trovato smarrito e defraudato.
Le prime vittime lombarde e l'imbottigliatore sospetto
I primi morti a Milano, la regione che ne registrerà di più, quel vino scadente comprato nei supermercati. “Il vino che uccide” titolano i giornali. I Nas di tutto il nord Italia scattano per sequestrare le partite contaminate: i primi a finire sotto i riflettori sono Vincenzo e Carlo Odore, padre e figlio, imbottigliatori di Incisa Scapaccino in provincia di Asti. Un mosaico che non sarà subito chiaro, tra incredulità e malaffare. I primi servizi da Milano con Enrico Castelli.
La ricostruzione dei fatti e il processo
Il 3 marzo del 1986 Armando Bisogni, 48 anni, muore nella sua casa di Milano. È la prima vittima del vino al metanolo. Si conteranno 23 morti e decine di casi di cecità totale, troppo l’alcol metilico sostituito allo zucchero e aggiunto al Barbera per aumentarne la gradazione alcolica. I responsabili sono Giovanni e Daniele Ciravegna, commercianti di vino di Narzole. Con loro, condannati poi a 14 e 13 anni e quattro mesi, altri imbottigliatori e commercianti. Un sistema criminale diffuso in quel paese.
Servizio di Silvia Bacci; montaggio di Paola Bovolenta
Servizi di repertorio:
- servizio di Enrico Cstelli, Tgr Lombardia del 18/03/86
- servizio di Nino Battaglia, Tgr Piemonte del 22/03/86
- servizio di Gianfranco Bianco, Tgr Piemonte del 2/04/86
- servizio di Roberto Patruno, Tgr Piemonte 21/05/93
La storia
Il 6 marco all’ospedale Sacco di Milano si presenta Valeria Zardini, 60 anni, che quella sera ha bevuto del vino Barbera. Vomita, perde lucidità, in capo di poche ore resta completamente cieca. Il racconto del figlio di Valeria, Roberto, di quei giorni e degli anni successivi con quella ferita ancora aperta: nessun risarcimento e nessuna compensazione per la tragedia che ha colpito sua madre e molte altre persone.
Servizio di Silvia Bacci e Silvia Zerilli; montaggio di Giada Pigureddu
Nel servizio, l'intervista a Roberto Ferlicca, figlio di una vittima del metanolo
La rinascita del vino
Nel 1986 la tragedia alimentare del vino al metanolo sconvolge il sistema vitivinicolo piemontese e nazionale. È cosa risaputa che Narzole, comune delle Langhe, sia il centro della lavorazione manipolata del vino ma nessuno lo denuncia. Poi la tragedia che segna uno spartiacque tra un prima e un dopo e dà vita alla rigenerazione della viticoltura, affiancata dal movimento Arcigola. Le riflessioni di quel cambiamento con Carlin Petrini, fondatore di Slow Food, e Sergio Gerbi, enologo.
Servizio di Silvia Bacci; montaggio di Paola Bovolenta
Nel servizio, le interviste a:
- Carlin Petrini fondatore di Arcigola e Slow Food
- Enzo Gerbi, enologo
I controlli dei Nas
E oggi? Potrebbe ancora verificarsi un caso metanolo? Chi svolge l’attività di controllo sulla filiera del vino? Dalla vigna alla bottiglia, ogni fase della produzione deve rispettare delle regole. Per questo entrano in gioco i carabinieri del Nas, nuclei antisofisticazioni e sanità, impegnati nella tutela della sicurezza alimentare e nella lotta alle frodi.
Servizio di Silvia Bacci; montaggio di Paola Bovolenta
Nel servizio, le interviste a:
- Davide Fiorentino, NAS
- Lorenzo Vito Piscazzi, NAS
- Stefania Squadrone, responsabile laboratorio IZSPLV