Le sfide di Don Repole

La cerimonia e il suo primo discorso

Nelle parole del nuovo arcivescovo Don Roberto Repole la forza del Vangelo e la disponibilità al dialogo

Impossibile dire al momento che episcopato sarà. Nel suo primo discorso c'è molto del pensiero e della vita di don Roberto Repole. L'idea di una chiesa che non vuole esercitare un ruolo muscolare. Che accetta di vivere in una società plurale, con più voci e istanze. Senza rinunciare però al proprio orizzonte di senso che ha radici nel messaggio evangelico.

Disponibilità al dialogo insomma, nello stile della chiesa in uscita di papa Francesco. Con alcuni aspetti inediti. L'età. Don Repole ha 55 anni, un mandato ventennale davanti. Può realmente incidere sulla chiesa di Torino di domani. Il profilo culturale, uno dei più alti tra le nomine di papa francesco degli ultimi anni.

Potrà essere un interlocutore naturale anche per il mondo laico. Le sue origini. E' il primo arcivescovo nato a Torino dai tempi del cardinale Richelmy. Un secolo fa. Conosce benissimo la realtà che dovrà governare e questo è un bene. Ma fino ad oggi ha fatto parte di un clero che a Torino fa i conti anche con divisioni e sensibilità diverse, spesso contrapposte. Il nuovo arcivescovo dovrà mediare, fare unità, andare oltre. Sarà una sfida.

servizio di Matteo Spicuglia