Una sentenza che i sindacati definiscono storica

Condanne fino a cinque anni nel primo processo per caporalato a Cuneo

Doppi turni, paghe basse e in nero. I lavoratori sfruttati erano migranti africani.

 

Doppi turni, di giorno nei campi, di notte in un macello, paghe basse e in nero. 
I lavoratori sfruttati erano migranti africani. Subivano, per paura di perdere il permesso di soggiorno o di vedere sfumare via quel poco che guadagnavano. Hanno trovato il coraggio di testimoniare. E adesso i due braccianti parte lesa nel processo riceveranno un risarcimento provvisionale di 50 e 15 mila euro grazie a una condanna che i sindacati hanno definito storica. La prima per caporalato nel Nord Ovest. 
Pene fino a cinque anni in primo grado inflitte dal tribunale di Cuneo.
La più alta è andata a Moumouni Tassembedo, 34 anni, del Burkina Faso, per intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro.
Da lui, ritenuto il caporale che faceva da tramite con le aziende, era partita l'indagine della Digos nell'estate 2018. 
Cinque anni di carcere anche per il suo ex datore di lavoro, Diego Gastaldi, e la madre Marilena Bongiasca, titolari di un'azienda agricola biologica di Lagnasco, nel Saluzzese. Altre due persone, Andrea Depetris e la moglie Monica Coalova, responsabili di una ditta per la macellazione di avicoli a Barge, sono stati condannate a tre anni. Assolti per non aver commesso il fatto Graziano Gastaldi e Agnese Peiretti, rispettivamente padre di Diego Gastaldi e madre di Andrea Depetris. Per due anni tutti i condannati non potranno assumere cariche in imprese e ricevere sussidi dallo Stato o dall'Unione Europea.