Calcio

Juve-Inter, quei casi da moviola e il cappotto di Allegri

Giusto il rigore, curiosa la ribattuta. Poteva starci il secondo giallo per Lautaro. Ma ai bianconeri manca un penalty per il contatto tra Bastoni e Zakaria, giudicato fuori area. Max, intanto, fa i conti con la sfortuna: "Sono fatalista..."

Juve-Inter tra moviola, occasioni e battaglie dentro e fuori dal campo. La fotografia del match è quel cappotto buttato a terra da Allegri quando gli hanno detto che il rigore parato da Szczesny andava ribattuto. “Sentivo caldo”, scherza Max in conferenza stampa. Per mascherare la rabbia contro l'arbitraggio di Irrati del quale, comunque, Allegri non vuole parlare. Con l'Inter, forse la migliore Juve dell'anno. La virata di Allegri verso il 4-2-3-1 funziona: occasioni, pressing, dominio del gioco. 2 pali. 22 tiri a 5. Una partita gladiatoria dove Rabiot, finalmente, si è esaltato. Nel dopogara, c'è spazio anche per un tweet polemico del francese: “Giocavamo in 11 contro 12”.

Il migliore? Rabiot

Ma la verità è che pesano gli errori sottoporta. Vlahovic si muove e lotta, ma non trova il guizzo decisivo. Morata sfodera una partita di grande corsa, ma arriva davanti alla porta stremato. Sottorete, è quello che sbaglia più di tutti. Dybala si accende a tratti, tenta il gran gol da 30 metri contro quella che potrebbe diventare la sua nuova squadra, ma la punizione calciata malamente nel finale denota che Paulo, benché serio e professionale, forse non è sereno. A centrocampo si è vista pura lotta: chiedere a Locatelli, sostituito per un problema al collaterale, dopo che Lautaro Martinez si era fatto sentire con un calcio in faccia. Fuori almeno 20 giorni. Al suo posto, un ottimo Zakaria che ha avuto l'occasione più nitida di tutta la partita: palo. Ma chiedere anche ad Adrien Rabiot, capace finalmente di giganteggiare: migliore in campo dei bianconeri. In difesa, stona ancora una volta Alex Sandro: nemmeno una sgroppata sulla sinistra, sia pure contro un'Inter derelitta. E i fischi dell'Allianz al momento della sostituzione, certificano una stagione non all'altezza. Meglio De Sciglio.  E così, dall'Allianz, la Juve torna con una sconfitta. “Io sono fatalista”, dice sconsolato Allegri. “Ci sono delle annate in cui queste partite le vinci, in altre vanno storte". 

Fine del sogno

Decisivo, dunque, l'episodio del rigore. Su Dumfries, contatto prima di Morata e poi di Alex Sandro. Szczesny che para, la palla che carambola in rete. L'arbitro Irrati vede un misterioso fallo in attacco, annulla, ma poi fa ripetere il rigore perché De Ligt era entrato in area prima della battuta. E stavolta, Chalanoglu segna. Una doccia scozzese alla quale Allegri non ha resistito. Anche perché, poco prima, c'erano state le proteste per un possibile doppio giallo su Lautaro Martinez. E poi, dubbi ancora maggiori nel secondo tempo per un contatto tra Zakaria e Bastoni: per arbitro e Var, è fuori area. Sulla linea, è calcio di rigore. Non c'è nulla sugli altri due contatti in area nerazzurra nel finale. “Se prima avevamo una possibilità di lottare per lo scudetto, dopo questa partita non c'è più", dice Allegri. "Bisogna stare attenti però a rimanere concentrati perché c'è u quarto posto e una finale di Coppa Italia da portare a casa”. Anche perché, se l'Atalanta sembra ormai attardata, dalle retrovie Roma, Lazio e Fiorentina cominciano a farsi vedere. E per costruire la Juve del futuro, dal dopo-Dybala a uno scudetto, il prossimo, che Allegri dice chiaro e tondo di voler vincere, è vietato distrarsi.