Sanzioni alla Russia, una giungla di regole per le imprese piemontesi

L'allarme di Confindustria: "Difficile capire se gli ordini ricevuti, anche di aziende non russe, provengono da società controllate dai soggetti sanzionati".

E' arrivato un ordine. Possiamo spedire o no? E' questa la domanda che si fanno sempre più imprese dell'export in Piemonte. Sembra semplice, ma il diavolo si nasconde nei dettagli. I soggetti russi colpiti dalle sanzioni stanno in una lista, ma come sapere se uno di loro è dentro per esempio il consiglio di amministrazione di una società che a sua volta controlla quella - magari non russa - che ha fatto l'ordine? Con un elenco che continua ad allungarsi le geometrie possibili diventano tantissime.

E poi c'è il problema degli americani, che aggiungono altri nomi e impongono ulteriori regole. E chi non le rispetta rischia di non poter vendere negli stati uniti o peggio di veder finire i responsabili delle proprie filiali là in tribunale. 

E ancora: c'è il problema dei trasporti. Le società di logistica russe possono circolare in Europa ma non operare. Una contraddizione che si traduce col fatto che i camionisti si presentano in azienda per fare il carico come se niente fosse. Ma il rischio è che poi tutto venga sequestrato alla frontiera.

Ma quante sono le aziende piemontesi in difficoltà? I dati dell'interscambio diretto con la Russia indicano un'export relativamente limitato. L'apparenza però inganna, perché il Piemonte esporta molti semilavorati verso Francia e Germania, soprattutto nell'automotive, che poi a loro volta esportano verso la Russia. Il contraccolpo quindi è difficile da prevedere.

Servizio di Fabio De Ponte, montaggio di Beppe Serra. Nel servizio l'intervista a Bianca Revello, responsabile internazionalizzazione di Confindustria Cuneo.