Torino

Il saluto di Nosiglia: "Tutti mi hanno ascoltato ma nulla è cambiato"

L'amara riflessione dell'arcivescovo di Torino e Susa, che ha celebrato la sua ultima messa prima del passaggio di consegne. Sul palco del primo maggio dure parole per chi non fa abbastanza per il lavoro

Servizio di Gian Piero Amandola, immagini di Luciano Gallian, montaggio di Giancarlo Raviola. 

"Non vi rassegnate al mondo di oggi dove ancora molte persone muoiono di fame e di miserie e dove predomina la violenza omicida della guerra e vengono impiegate tante risorse per costruire armi sempre più sofisticate e distruttive. Reagite e non tacete impegnandovi nel  vissuto quotidiano. Questo è il primo passo per cambiare le situazioni di ingiustizia e discriminazione". Cosi' l'arcivescovo di Torino, Cesare Nosiglia, nell'omelia di saluto durante la celebrazione dedicata ai giovani a una settimana dalla consegna del pastorale al successore, don Roberto Repole.

 Oggi sul palco della Festa del Primo maggio  ha avuto parole dure:"Se vogliamo che l'uomo sia al centro del lavoro, occorre che su questo tutte le forze sociali puntino con grande determinazione e siano coerenti poi nel mantenere fermo questo obiettivo. Il caso dell''ex Embraco e' quello piu' drammatico e inconcepibile ma non e' l'unico perche' c'e' una serie di situazioni in atto anche in altre aziende in cui tanti lavoratori si sono trovati ad affrontare scelte ingiuste e devastanti per la loro vita e la loro famiglia, usati come pedine e merce di scambio per affari chiaramente poco trasparenti. Colpisce per l'ampiezza dell'azienda e per il venire meno da parte anche del ministero degli affari economici che avrebbe potuto e dovuto intervenire per attivare un percorso programmato insieme a imprenditori, sindacati e lavoratori".