Corsa contro il tempo per salvare Ahmadreza Djalali

Condannato in Iran alla pena di morte, il ricercatore residente in Italia rischia l'impiccagione. Iniziative a Torino e Novara

La lancetta scorre e il tempo è sempre meno. Per questo monta la protesta in Italia per cercare di salvare Ahmadreza Djalali. Ricercatore iraniano, naturalizzato svedese, è un medico specializzato in emergenze e soccorso nelle situazioni di crisi, e risiede in Italia, dove ha contribuito alla creazione del Centro di Ricerca in Emergenza e Disastro dell'Università del Piemonte Orientale. Invitato per un ciclo di convegni in Iran, fu arrestato sei anni fa con l'accusa di spionaggio e potrebbe essere impiccato il 21 di questo mese. Una eventualità per scongiurare la quale è scesa in campo Amnesty International, che ha annunciato un presidio davanti al Municipio di Novara, mentre il consiglio regionale ha tenuto una iniziativa simbolica di solidarietà nel cortile di palazzo Lascaris.

Da tempo le manifestazioni a suo sostegno si moltiplicano. Rappresentanti dell'università del piemonte orientale hanno incontrato tempo fa il presidente della camera Fico, e della vicenda è stato investito anche il ministero degli esteri. Mentre il parlamento europeo aveva approvato all'unanimità una mozione che ne chiedeva il rilascio. 

Cinquant'anni compiuti a gennaio, Djalali si trova nel carcere di Evin, a Teheran, penitenziario nel quale storicamente sono stati rinchiusi i prigionieri politici. 
Qualche tempo prima di essere arrestato, racconta la moglie Vida, aveva respinto la richiesta da parte dell'intelligence iraniana di spiare le infrastrutture europee. E così è finito nel mirino. 

Non è la prima volta che ne viene annunciata l'esecuzione. Già a ottobre sembrava imminente, ma poi per fortuna era stata rinviata. Pochi giorni fa, però, sottolinea il portavoce nazionale di Amnesty International, Riccardo Noury, l'Iran ha appena arrestato un turista svedese ed è chiaro che in questo modo ha fatto di Djalali un ostaggio.
 

Servizio di Fabio De Ponte, montaggio di Beppe Serra