30 anni di lotta alla criminalità organizzata in mostra a Palazzo carignano

L'ombra della mafia sul Pnrr

Al museo egizio il confronto fra le autorità sullo sviluppo economico come antidoto alle mafie.

L'Opportunità delle risorse del  Piano nazionale di ripresa e resilienza potrebbe diventare Terreno per le infiltrazioni mafiose. È su questo terreno che si giocheranno le prossime sfide della lotta alle mafie.  Mafie che non uccidono più ma sono ancora forti e ormai da anni si sono stanziate nelle regioni settentrionali e anche in Piemonte, dove la mafia che spesso è Ndrangheta usa come bracci operativi la criminalità albanese. 

La mafia è cambiata non uccide più come prima è entrata nell’economia e bisogna seguire questa per combatterla ora come trenta anni fa. E su questi presupposti che il tema delle mafie e lo sviluppo economico come antidoto ad esse è stato oggetto di un convegno al museo egizio di Torino con l’introduzione del direttore della dia Maurizio Vallone.

Così per sensibilizzare i giovani e i bambini della nostra regione e insegnare loro che Falcone e Borsellino non sono solo storia, la dia nell'ambito delle celebrazioni per il 30 esimo anniversario porta a Torino -ventiduesima e ultima tappa - la mostra antimafia itinerante a palazzo Carignano nella sala dei principi da oggi fino al 30 maggio.

In italia la criminalità è un freno allo sviluppo economico e impatta sul fatturato delle nostre aziende riducendolo di oltre il 20 per cento. Il nord e il Piemonte non sono immuni dalla sua azione, qui come altrove molti imprenditori hanno aperto le braccia nei confronti dei mafiosi che proponevano profitti facili

Le parole del procuratore Francesco Saluzzo fanno eco nella sala conferenze del museo Egizio.

Il rischio di infiltrazione è alto e come per il Covid bisogna arginarlo con controlli e azioni di governo che diano tutti gli strumenti necessari a chi opera sul territorio  

Servizio di: Maria Valeria Vendemmia