Problema nazionale, criticità anche in Piemonte

La grande fuga dai pronto soccorso: senza specialisti arrivano i medici esterni pagati a gettone

Da Chieri a Cirié, ma anche all'ospedale universitario di Novara, nel cuneese a Saluzzo e Ceva, ad Alessandria. Per coprire i turni in medicina d'urgenza, le asl costrette ad affidarsi alle cooperative con alti costi. Ma l'alternativa è chiudere

Emergenza pronto soccorso, dopo l'allarme lanciato dai sindacati. Mancano medici, in tutta Italia, e negli ospedali piemontesi cresce il ricorso a professionisti senza specializzazione in medicina d'urgenza che vengono a lavorare a gettone per coprire i turni, tramite appalti alle cooperative. C'è un problema di costi, 800 euro lordi per ogni singolo turno coperto, il nodo della discontinuità con cui questi professionisti pur validi lavorano nella struttura in cui sono chiamati. Ma non è facile neanche assumere, alcuni bandi sono andati deserti, per i sindacati servono incentivi a chi sceglie una carriera nella trincea dei pronto soccorso. Siamo andati a raccogliere le testimonianze dei medici a Chieri e a Cirié

Servizio di Martino Villosio

Montaggio di Giada Pigureddu

Interviste a Roberto Pavese, medico internista e del Pronto Soccorso di Chieri, vice segretario ANAAO per l'ASL TO5; Maria Carmela Orlandi, ginecologa dell'ospedale di Cirié e rappresentante CIMO FESMED; Fabio Mecca, responsabile struttura complessa del DEA di Cirié