Piemonte

Parrucchieri, sarti, operai e professionisti: l'esercito degli abusivi

In Piemonte sono oltre 60mila i lavoratori autonomi a nero. La denuncia di Confartigianato: rappresentano una concorrenza sleale per le Partite Iva.

 

Servizio di Francesca Nacini, montaggio di Elisa Pozzati

C'è la parrucchiera che viene a fare i capelli a casa in amicizia, il consulente che offre prestazioni professionali sottobanco, l'operaio o il tecnico che fanno riparazioni senza averne titolo... Li chiamano "imprenditori abusivi", sono lavoratori autonomi a nero, concorrenza sleale per chi tutti i giorni cerca di sopravvivere onestamente nel mercato spietato delle Partite Iva. 

Oltre 30mila solo a Torino, tra le città italiane dove il fenomeno è più presente. Quarta dopo le province di Roma, Napoli e Milano. Ben 60.500 in tutto il Piemonte. Numeri esplosi in pandemia, complici i lockdown e la pubblicità facile, addirittura sfacciata, via social. Clientele conquistate dal sommerso che alla riapertura delle attività regolari non sono più tornate. 

La denuncia in uno studio di Confartigianato: è fantasma il 10 per cento dei soggetti che svolgono attività indipendente nella nostra regione, percentuale che sale all'11,3 nel torinese. Le imprese a maggior rischio di infiltrazione abusiva sono quelle dell'edilizia, dell'acconciatura e dell'estetica, fino a impiantistica, riparazioni, trasporti, comunicazione e traslochi. Il grido d'aiuto delle associazioni di categoria è per una tolleranza zero verso gli abusivi, a salvaguardia dei piccoli imprenditori già a lungo provati dall'emergenza covid. Ai cittadini è rivolto invece l'appello per una scelta etica a favore dei lavoratori onesti.