Già 250 i Comuni che hanno emanato ordinanze sull'uso dell'acqua

Il piano di emergenza della Regione sulla siccità

Nell'attesa dell'ok del governo allo stato di emergenza, nessun sollievo portato dalle piogge di ieri.

Nell'attesa dell'ok del governo allo stato di emergenza, nessun sollievo, se non l'aria un po' più fresca, portato dalle piogge di ieri. La siccità aggredisce il Piemonte e costringe i Comuni, uno dopo l'altro, a emanare ordinanze per l'uso responsabile di un bene ora più prezioso che mai, l'acqua. Acqua che manca soprattutto all'agricoltura. Perché se non c'è crisi per quanto riguarda gli utilizzi civili - spiegano le istituzioni regionali - e cioè nessun cittadino si trova coi rubinetti a secco, è invece assolutamente improrogabile irrigare i campi o i danni rischiano di diventare dieci volte superiori

Oltre 900 milioni di euro le perdite già stimate da Coldiretti Piemonte a tracciare il bilancio di un 2022 segnato finora da precipitazioni dimezzate in un momento oltretutto in cui a causa degli effetti della guerra in Ucraina serve tutto il potenziale produttivo. Si guarda a un piano di piccoli invasi per rendere più efficienti i sistemi irrigui. Il Piemonte, che ieri ha affrontato il tema dell'emergenza idrica nella conferenza Stato regioni, ha avviato dei progetti urgenti, come l'apertura delle dighe: i concessionari dei bacini idroelettrici montani hanno dato la disponibilità a rilasciare per l'agricoltura 2,5 milioni di metri cubi d'acqua al giorno, quota massima che consente di non intaccare i contratti delle forniture di energia già in sofferenza. 

Ora la necessità più immediata, fa sapere la Regione, è la possibilità di decidere come utilizzare i bacini idrici, il Lago Maggiore e il Lago di Garda. Bacini che sono dei concessionari, ma che la dichiarazione dello Stato di Emergenza e una figura commissariale che ragioni in termini nazionali possono sbloccare per dare acqua a coltivazioni e allevamenti. 

Servizio di Marzia De Giuli, montaggio di Benedetto Mallevadore