L'economista tedesca: "Così abbiamo messo d'accordo salari e inflazione"

A confronto la situazione italiana e il modello tedesco, bastato su salario minimo di legge e contrattazione territoriale. Boeri: "Ottime misure, andrebbero introdotte in Italia"

L'inflazione morde e se non si interviene subito si innescherà una spirale, perché i sindacati naturalmente chiedono aumenti e così i prezzi cresceranno a loro volta. A lanciare l'allarme al festival dell'economia di Torino è l'economista franco americano Olivier Blanchard. “Alla fine - dice - qualcuno deve pagare il prezzo. E tutti devono contribuire: i lavoratori, a esclusione di quelli più poveri, le imprese e anche lo stato. Altrimenti l'inflazione continuerà a salire, la Bce sarà costretta ad alzare bruscamente i tassi e salirà la disoccupazione”.

Ma come intervenire? Al festival stamane l'economista Uta Schoensberg ha raccontato la formula tedesca. Fatta di due cose: da una parte il salario minimo. Introdotto nel 2015, è stato recentemente alzato a 12 euro l'ora. Nessuna azienda può pagare meno di così. Dall'altra la possibilità per le aziende di concordare a livello locale livelli anche più bassi di quelli stabiliti dagli accordi collettivi di settore. “Gli stipendi in Germania - spiega Schoensberg - sono contrattati a livello centrale però esistono quelle che si chiamano clausole aperte, aggiustamenti concordati per azienda o per regione per riflettere nei salari differenze locali in termini di produttività”.

Una misura, assicura l'economista tedesca, che ha favorito l'occupazione senza spingere verso il basso i salari. Favorevole a entrambe le ipotesi Tito Boeri: “Abbiamo studiato attentamente la questione e siamo convinti che se si facesse tutto questo aumenterebbe grandemente l'occupazione, soprattutto al sud”.

Montaggio di Tiziano Bosco