Le testimonianze

L'Atlantico è più stretto grazie ai piemontesi d'Argentina

Il legame tra i pronipoti di quei pionieri e la terra d'origine resta forte. Anche grazie alla lingua piemontese.

“Io sempre dico che noi siamo italiani che parliamo lo spagnolo”. 

 

Un rapporto che anziché diradarsi si fa nel tempo più intenso e le parole di Edelvio Sandrone, presidente della Fapa, Federazione che riunisce tutte le associazioni dei piemontesi d'Argentina ne sono testimonianza. 

Un legame che nasce familiare ma affetti e ricordi proiettano nel futuro. 1876: il governo argentino vara una legge per incentivare l'immigrazione. C'è bisogno di manodopera, di forze nuove e giovani disposte al sacrificio e al duro lavoro nei campi. Dal Piemonte - Giancarlo Lìbert lo riporta nel suo "L'emigrazione piemontese nel mondo" - in quel primo anno partirono in 731. Solo dopo dieci anni sarebbero stati già 40mila. 

Tracce di quella storia si ritrovano a Frossasco, al Museo Museo Regionale dell'Emigrazione dei Piemontesi nel Mondo. Mentre Oltreoceano è proprio la FAPA il locomotore che restringe l'Atlantico.

“E' una storia non bella, perché è una storia di grande sacrificio. Una storia dove loro hanno fatto uno sforzo tremendo”, ricorda Sandrone.

Oggi quel mondo lontano è così diverso da allora. E l'orgoglio delle radici rispunta da quei terreni che con nonni e bisnonni ricominciarono a dare frutti. 

Il mondo gira così, è una ruota. In questo momento i piemontesi hanno passato la parte più difficile. Possiamo cominciare a scendere. Non abbiamo più vergogna a dire che siamo piemontesi. Non abbiamo più vergogna di parlarlo il piemontese. Abbiamo diversi gruppi Whatsapp in Argentina. Per esempio questo gruppo: "Parloma Piemontèis". Loro scrivono e parlano soltanto in piemontese. 

La lingua non solo per capirsi. Ma anche per mantenere vivo quel legame. Come insegna l'argentino di origini piemontesi più celebre, Papa Francesco. 

Laura Moro è nata a Torino ma vive in Argentina da quando ha 10 anni. E organizza corsi di lingua piemontese:

"E' una lingua di comunicazione corrente ancora adesso. Abbiamo iniziato questo corso l'anno scorso. E abbiamo pensato: chissà, magari qualcuno si iscriverà. Pensavamo una quarantina… Abbiamo dovuto chiudere in cento perché la piattaforma online per lavorare non ammetteva più di 100 persone".

A settembre è in programma un viaggio in Piemonte. Atteso con ansia sia da chi ha qualche anno in più sia dai giovani argentini di origini piemontesi

"Da noi è un sacrificio andare in Italia. Il costo è grande. Però è più grande l'amore per la terra italiana", sottolinea Edelvio Sandrone.

"Conosco molte persone che hanno già potuto viaggiare... Fossano, Cavallermaggiore... E' un'esperienza unica. Viene la pelle d'oca a pensare che stai camminando dove camminò il tuo stesso sangue", spiega Maxi Costantino, che è presidnete del gruppo giovani della Fapa. 

Capirsi, proprio come in quel lontano 1876, non sarà un grosso problema. 

"In Piemonte - dice ancora Laura Moro in perfetto piemontese - forse si parla meno il piemontese che in Argentina".