Al "Galileo Ferraris" di Torino

E i liceali fanno i ricercatori universitari: come affiorano i talenti

L'idea del professore Francesco Paolo Andriulli, del Politecnico: far studiare l'attività elettrica del cervello a due ragazzi delle superiori, Carlo Baronio e Giulio Cosentino. Risultato? Ancora minorenni, pubblicheranno un articolo scientifico

Entrare in un team di ricercatori universitari a 15 anni. Pubblicare un articolo scientifico prima dei 18. E prepararsi a presentarlo nella più importante conferenza internazionale del settore, a Denver, Stati Uniti. Carlo Baronio e Giulio Cosentino studiano ancora al Liceo scientifico “Galileo Ferraris” di Torino, ma negli ultimi tre anni hanno fatto ricerca come veri e propri dottorandi al Politecnico. Argomento? L'attività elettrica del cervello. “Permettere un'analisi veloce delle condizioni del cervello nel momento in cui si svolge un'elettroencefalografia. Dunque studiare in tempo reale ciò che avviene nel cervello in determinate condizioni, movimenti degli occhi, pensieri. Questo, ad esempio in soggetti paralitici, rende possibile la comunicazione”, spiega Giulio Cosentino. “Ci siamo dovuti un po' fare il background, la gavetta su tutti gli argomenti su cui poi si costruisce”, aggiunge Carlo Baronio. 

L'idea

Tutto è cominciato nel 2017, quando il professor Francesco Paolo Andriulli vinse un finanziamento europeo da 2 milioni di euro. E decide allora di coinvolgere - a sorpresa - dei liceali. Una selezione ad alti livelli per scovare talenti naturali. Che sono più di quelli che crediamo, ci assicura il docente: “Non abbiamo chiesto a tantissime scuole, ne è bastata una e abbiamo trovato due persone. Se i ragazzi vengono messi in condizioni, se vengono seguiti, chi ha desiderio di imparare e di impegnarsi può fare un ottimo lavoro”.

Intuito ed errori 

Un lavoro che è anche una crescita personale. “C ha portato anche a sbattere la testa”, racconta Carlo Baronio, “a trovare qualcosa che funzionasse tra le mille che non funzionano”. Giulio Cosentino è d'accordo: “Il fatto di fallire tante volte e basarsi sull'intuito per trovare soluzioni non ancora sondate. Sono consapevole che questo progetto mi ha dato tutto questo”.