Peste suina e sicurezza stradale, i cinghiali sempre più un'emergenza

Gli assessori di tutta Italia a Roma per chiedere efficaci misure di depopolamento.

Fotografia di un'urgenza diventata consuetudine su alcune strade del Piemonte. Di un problema più volte segnalato. Innanzitutto, di una tragedia. 
Mercoledì sera, alle 23, Marisa Verdirose viaggiava in auto seduta sul lato passeggero, il marito al volante. I due figli dietro. A Villanova Mondovì, nel cuneese.

All'improvviso dal buio l'attraversamento di un cinghiale, una femmina. Lo scarto per evitare l'impatto, l'uscita di strada e la donna, di 56 anni, che muore. Il marito ricoverato in ospedale. Uno shock, insieme un deja vu. 

Dall'incidente mortale in A26 dell'ottobre 2020, con la morte di due giovani per l'ingresso in autostrada di alcuni cinghiali, ad altri impatti rovinosi, su altre strade del piemonte. Un incidente ogni 41 ore, in italia, per l'attraversamento di animali selvatici secondo Coldiretti.

Inevitabile che l'eco della tragedia di Villanova arrivasse fino a roma. Dove proprio giovedì mattina si riunivano 21 assessori regionali all'Agricoltura. 
Per ribadire al governo la richiesta comune di sbloccare il decreto condiviso con le stesse Regioni due mesi fa, con l'ampliamento del periodo di caccia al cinghiale e maggiori strumenti di contenimento anche nelle aree protette e in quelle urbane.

“Pensiamo anche ad avere la vigilanza a livello territoriale perché purtroppo con la modifica della legge Delrio le competenze sono passate dalle province alle regioni ma le regioni non hanno gli strumenti e non hanno il personale per poter fare questo contenimento”, spiega Federico Caner della Commissione Politiche Agricole della Conferenza delle Regioni. 

Per questo il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, chiama in causa lo Stato. “Deve intervenire”, ha detto. Il decreto, invocato dalle Regioni, è oggetto da settimane di un dibattitto serrato.