Piemonte

C'era una volta il Piemonte terra d'acque

Dalle coltivazioni di kiwi di Alessandrino e Canavese fino alle risaie di Novarese e Vercellese, dalle api alle vacche. Agricoltura e allevamento sono in crisi a causa della crisi idrica. Tra attesa della pioggia e paura delle alluvioni.

C'era una volta il Piemonte terra d'acque, terra di torrenti che scendono dai ghiacciai e crescono diventando fiumi che poi l'uomo trasforma in canali. E dai canali ai campi il tratto è breve: le distese di risaie del Novarese e del Vercellese, il cielo che si specchia nella terra coltivata, dentro i quadratini in cui cresce il riso che poi diventa risotto. 

O ancora le coltivazioni di kiwi di Alessandrino e Canavese, pregiatissime ma ad alto consumo d'acqua, oggi a rischio per la siccità.

Abbondanza imprigionata in dighe, usata per produrre energia. Acqua trattenuta o lasciata correre fino alla pianura e usata per coltivare: consorzi irrigui e centrali idroelettriche, interessi e beni pubblici, pro e contro di un mondo d'acqua fatto di tanti anelli. Una catena che oggi rischia di spezzarsi. 

E se il Po a Torino grazie alle piogge degli ultimi giorni è cresciuto di mezzo metro, le api soffrono ancora per la mancanza d'acqua e consumano le scorte di miele. 

Sofferenze di animali e piante, nell'attesa delle piogge agostane e con la paura delle alluvioni e delle bombe d'acqua, la faccia oscura del cambiamento climatico.

Servizio di Davide Denina, montaggio di Cristiano Gaviglio