Dopo lo sbarco in Italia, vengono subito avvicinate

In tre anni salvate 502 donne dalla tratta della prostituzione, è il progetto Alfa

Il circuito di Prefettura e associazioni è intervenuto prima che le ragazze, soprattutto nigeriane, venissero mandate sulla strada. Molti i casi di persone assistite dopo un respingimento da Francia e Germania.

Donne, soprattutto nigeriane. Alcune incinte. Dopo lo sbarco, vengono subito avvicinate: il bisogno di lavorare, un debito da saldare. E si finisce nel tunnel della tratta delle prostitute. Per scongiurare questo rischio, intervenendo prima dei nuovi aguzzini, è nato nel 2019 il progetto Alfa-accogliere le fragilità. Capofila, la Prefettura di Torino, in collaborazione con Regione e istituto Ires. Coinvolte tante associazioni piemontesi: Liberazione e speranza, Piam, San Benedetto al Porto, Sermig, Gruppo Abele, Progetto Tenda, Tampop, Idea donna. Gestiscono, in Piemonte, una struttura per provincia.

Persone a rischio tratta

Ma come riconoscere un caso a rischio? Ci sono le istituzioni, dalle Forze dell'ordine agli ospedali e agli assistenti sociali. C'è poi il mondo delle associazioni, e in particolare il Gruppo Abele, con il numero verde anti-tratta 800-290290. “Ci sono dei parametri ben precisi”, spiega Donatella Giunti, funzionaria dell'assistenza sociale presso la Prefettura Torino. “Ma soprattutto c'è l'esperienza degli operatori e delle tanti associazioni anti-tratta maturata in 10 anni di contrasto efficace. Agendo in sincronia delle Forze dell'ordine, diamo anche un grande contributo per sradicare queste organizzazioni criminali transnazionali”. 

Tempo di bilanci

Il progetto Alfa è nato negli anni ‘10 durante la grande ondata di sbarchi, ma si è cominciato a metterlo in pratica solo nel 2019. Dopo tre anni, tempo di bilanci: sono state salvate finora 502 persone, così suddivise: 365 donne, di cui 56 incinte; 6 uomini; 3 transessuali; e 128 bambini. Questo perché se è vero che ad essere avvicinate, al momento dello sbarco, sono soprattutto donne sole, di cui i trafficanti avevano già i contatti, si verifica anche un altro tipo di flusso a rischio-tratta. E cioè quello delle donne respinte dagli altri Paesi europei, rispedite verso lo Stato di primo approdo: l’Italia. Si contano 39 persone respinte dalla Germania, 33 dalla Francia, 2 dall'Olanda, 2 dal Portogallo, una dall'Austria, una dalla Spagna e addirittura una dall'Islanda. E in genere rientrano con bambini e, in qualche caso, un compagno.

Cosa succede

Per quanto riguarda i paesi di provenienza, nel 90,8% dei casi si tratta di nigeriane, seguono, staccate, Costa d'Avorio (1,6%) e Camerun (1,2%). Il circuito Alfa prevede centri detti "a bassa soglia", se il rischio di finire nella tratta è basso, al massimo un mese. O residenziali se è alto, per circa 6 mesi. Le donne lavorano, imparano l'italiano, si preparano al reinserimento nella vita sociale. Alla fine, nel 41% dei casi passano nei centri dedicati alle donne già finite nella tratta. Nel 43%, nel circuito dell'accoglienza o in altri progetti. L'8% viene subito reinserito nella vita sociale.

Servizio di Massimo Lanari, montaggio di Giancarlo Raviola