Storie di attese e di speranza

Le code infinite dei richiedenti asilo

A Torino quindici gli sportelli attivi, dotati di mediatore culturale e precedenza ai più vulnerabili, ma niente linee guida nazionali per le prenotazioni.

C'è persino un paninaro che fa le fototessere davanti all'ufficio immigrazione della Questura di Torino in Corso Verona. Tra un panino e un caffè anche una fotocopia: servizi accessori a chi appena arrivato in Italia chiede la protezione internazionale, 1.600 quest'anno, già quante in tutto l'anno scorso e il doppio che nel 2020, oltre alle 6 mila pratiche straordinarie per i profughi ucraini.    

Storie di attesa, in coda, e di speranza, quella di essere chiamati oltre questa porta e di cominciare a istruire la pratica di richiesta d'asilo.

Quindici gli sportelli attivi, dotati di mediatore culturale e precedenza ai più vulnerabili - donne sole con figli per esempio - ma niente linee guida nazionali per le prenotazioni di questi richiedenti asilo, che - come prevedono le norme - si presentano qui spontaneamente. E così, assieme al lavoro di chi gestisce i flussi, in questi mesi cresce anche la coda.