Pesce, carne e pure il pane: le rinunce dei torinesi

La Camera di Commercio fotografa gli effetti della crisi energetica sulla spesa delle famiglie. "Servono sostegni e nuovi impianti di energia alternativa".

In casa meno pesce e carne. Fuori casa si rinuncia a cinema, teatri e spettacoli. E qualcuno anche alle vacanze. Ecco l'effetto dell'inflazione sui consumi delle famiglie torinesi. A fotografarla è un'indagine pubblicata in queste ore dalla Camera di Commercio. L'indice che misura il livello dei prezzi, nella sua misura acquisita, va oltre il 5 per cento. Ancora più interessante è il FOI, l'indice che si riferisce - al netto dei tabacchi - all'inflazione per impiegati e operai. Che tocca il record storico degli ultimi cinque anni, superando il 7%.

Ma cosa significa nel concreto? L'Osservatorio sulle spese delle famiglie torinesi ci aiuta a capire. Secondo i primi dati provvisori, relativi al primo semestre, sei famiglie su dieci hanno registrato un calo del potere d'acquisto. Di più: oltre l'80% ha limitato consumi e cambiato le proprie abitudini di spesa.

Oltre una famiglia su due ha scelto prodotti scontati, oppure si è rivolta a marchi meno costosi o ha cercato punti vendita più convenienti. A pagare di più, per quanto riguarda i beni non alimentari, sono i prodotti culturali e di abbigliamento: la metà dei torinesi, per esempio, ha limitato gli acquisti di nuovi capi. Sul fronte alimentare oltre a consumare meno pesce, carne e dolci. Il 15% delle famiglie torinesi mette nel carrello anche meno pane

L'austerità è già realtà. Ne è consapevole il presidente della Camera di Commercio Dario Gallina che ha convocato ieri sera le associazioni economiche piemontesi per fare squadra. Due gli obiettivi dichiarati: ottenere sostegni economici e facilitare l'installazione di impianti di energia alternativa.