Il processo va avanti

Delitto Melis, messaggi al setaccio

Ascoltati in tribunale i messaggi tra la vittima e l'amica del cuore Patrizia che il dipendente della Croce Verde cercava di proteggere da Luigi Oste, accusato di omicidio.

Le premesse di un delitto, secondo l'accusa. La cronaca di una morte temuta che risuona in aula. Quello prima o poi lo uccide. 
Così Patrizia Cataldo - vittima secondo le accuse dell'ossessione di Luigi Oste - scriveva all'amica del cuore poco tempo prima dell'omicidio di Halloween. 
Preoccupata per Massimo Melis, il cinquantaduenne dipendente della Croce Verde assassinato con un colpo di pistola nella notte di undici mesi fa. 
Uno delle migliaia di messaggi raccolti nelle indagini, estratti dai cellulari dei protagonisti di questa vicenda. Ascoltati nel processo a Oste.
Secondo l'accusa a uccidere Melis, amico d'infanzia che stava cercando di rassicurare e proteggere Patrizia, sarebbe stato lui
Titolare del bar Angelo Azzurro, con la donna aveva avuto una breve relazione in estate, poi aveva iniziato a perseguitarla, secondo la Procura. 
Ti vedo che sei a casa, ti vedo rientrare tutte le sere, le scriveva Oste che dal suo bar, in corso Vercelli, poteva controllare le finestre della donna spaventata.
A starle vicino era rimasto Melis. Non ho paura di quell'uomo, anche se è una testa calda. 
La sua voce, queste parole, sono state ascoltate nel processo alla presenza dei familiari.
Due vocali mandati all'amica di Patrizia che gli consigliava di allontanarsi dalla donna per non infastidire Oste.
Non sta né in cielo né in terra, se continua così lo denunciamo. Preoccupato sì ma fino all'ultimo, soltanto, di infondere coraggio.
Mentre il pericolo si avvicinava a lui.

Servizio di Martino Villosio, montaggio di Alessandro Mancuso