Alle Grotte di Bossea, dove il dramma della siccità si misura anche sottoterra

Nella riserva naturale attraversata dal Corsaglia, un laboratorio del Politecnico di Torino sta rilevando con preoccupazione la drammatica situazione delle falde acquifere.

Riserva naturale delle Grotte di Bossea, Cuneese. Il Corsaglia che l'attraversa è il tipico esempio di corso d'acqua alimentato da sorgenti naturali. Con la telecamera termica ne abbiamo la prova: le zone rosse sono le acque superficiali, calde rispetto alle zone blu dove abbiamo quelle fredde che arrivano dalle sorgenti del sottosuolo. Sorgenti alimentate dall'acqua che si infiltra negli ammassi rocciosi. Un processo naturale in difficoltà.  

“Quest'anno è andata molto male perché arriviamo da un autunno dello scorso anno già secco e un inverno poco nevoso e quindi poca neve nelle nostre montagne, poca neve che si infiltra nell'ammasso roccioso sorgenti con portate basse e fiumi in secca questo è il risultato”, spiega Bartolomeo Vigna del Politecnico di Torino.

Un fenomeno che diventa evidente entrando nelle grotte. Aperte al pubblico dal 1874, tra quelle turistiche sono tra le più antiche. E qui il Politecnico di Torino e il Cai dal 1984 ne osservano e studiano l'idrogeologia, grazie a una fitta rete di sensori: 

"Quello che vediamo qui è un classico esempio di cambiamento climatico, fino agli anni 70 queste concrezioni erano attive scorreva l'acqua lentamente che dava origine proprio alla concrezione, con il tempo le portate progressivamente sono diminuite e ora queste concrezioni non sono più attive".

Goccia dopo goccia l'acqua viaggia attraverso la roccia la plasma la modifica possono volerci mesi per vederla sgorgare. Un fiume sotterraneo incanalato in acquedotto naturale che ci regala una risorsa che rischia di diventare ogni giorno più preziosa: 

"La portata di questa cascata si è ridotta notevolmente, abbiamo una portata di 60 litri al secondo, solo alcuni anni fa la portata arrivava a 100 110 litri al secondo non sappiamo se è una fase ciclica breve o una tendenza nel tempo a diventare sempre più ridotta"

Nella zona non turistica è ancora più evidente si cammina su passerelle che in questo periodo dell'anno dovrebbero essere sommerse ma non lo sono. Acqua e roccia dominano il paesaggio ma  a preoccupare chi da quarantanni studia questo luogo è anche un altro subdolo nemico.

"La cosa che mi preoccupa sulle acque sotterranee è anche purtroppo l'inquinamento delle nostre pianure in molte zone che sta interessando le nostre acque, pensate alle discariche abusive, pensate alle costruzioni che vengono fatte dove non ci sono impianti fognari pensate alle fogne che perdono acqua che si infiltra negli ammassi rocciosi".

Come sempre l'equilibrio naturale è fragile e la variabile che lo mette in crisi, troppo spesso, è l'uomo.