L'accordo stipulato a luglio con la mediazione di Turchia e Nazioni Unite

Blocco del grano, rischio di crisi alimentare nel mondo. E per l'Italia prezzi al rialzo

La decisione di Mosca di sfilarsi dall'accordo di transito per i cereali ucraini mette a rischio derrate alimentari per milioni di persone nel mondo. E le speculazioni finanziarie fanno lievitare i prezzi delle materie prime sui mercati. Tgr Leonardo

L'accordo sul grano stipulato a luglio con la mediazione di Turchia e Nazioni Unite serve a scongiurare una crisi alimentare mondiale. L'Ucraina esporta il 10% del fabbisogno mondiale di frumento tenero per la panificazione, il 15% del mais per gli allevamenti, ed è primo produttore di olio di semi di girasole. I 3 porti sul Mar Nero, tra cui Odessa, scelti per sbloccare le esportazioni dovevano liberare il transito di almeno 35 milioni di tonnellate di cereali. Lo stop della Russia attualmente ne blocca in mare già 2 milioni, su 176 navi, che trasportano cibo per 7 milioni di persone. L'accordo scadrà comunque ail 18 novembre, e i presupposti per il rinnovo non sono buoni. La prima a reagire è stata la borsa di Chicago dove avvengono le quotazioni mondiali dei cereali. Libano ed Egitto i più a rischio, dipendono al 75% dai cereali in transito dal Mar Nero. Lo Yemen per il 50%. E poi Libia, Tunisia, Giordania, Marocco, punto di partenza per nuove ondate di migranti economici. Già a maggio la Fao segnalava il rischio speculazione finanziaria, con l'aumento del 23% delle quotazioni dei cereali per effetto della guerra. Per l'Italia - che data la filiera interna debole importa oltre la metà dei cereali consumati - l'accordo del grano metteva al sicuro quasi 1,2 miliardi di kili tra mais - con l'Ucraina secondo fornitore - grano tenero e olio di girasole. Il rischio di aumento dei prezzi arriva nel nostro paese dopo un'estate di crisi climatica che ha abbattuto drasticamente i raccolti. L'intervista a Francesco Giardina, responsabile Consumi Coldiretti.