Nel saluzzese, il cuore della frutticoltura della Granda

Frutta nel cuneese, a rischio un fatturato di 250 milioni di euro

Da un lato gli effetti dei cambiamenti climatici. Poi, proprio all'inizio della stagione di raccolta, la carenza di manodopera.

E' il saluzzese il cuore della frutticoltura della Granda. Si trovano proprio qui gran parte delle 4.500 aziende frutticole cuneesi, vittime, quest'anno, di una tempesta perfetta e senza eguali. Da un lato gli effetti dei cambiamenti climatici: dalle gelate tardive alle grandinate , alle trombe d'aria, alla siccità prolungata. Poi, proprio all'inizio della stagione di raccolta, la carenza di manodopera a causa di un decreto flussi che ha mostrato la sua inadeguatezza.

Infine il peso della congiuntura internazionale: aumento delle materie prime, a partire già  un anno fa, dai fertilizzanti, impennata dei carburanti per i mezzi agricoli e dei costi energetici per le celle refrigeranti. Costi che, secondo i produttori,  non sono stati adeguatamente riconosciuti  dal mercato mentre i prezzi al dettaglio sono comunque aumentati parecchio.

Risultato, una riduzione dei consumi che si aggiunge ai tagli all'export causa embargo russo, embargo che si protrae dal 2014. Una situazione di grande incertezza e difficoltà che si riverbera su tutti i 12.000 ettari di frutteti e che mette a forte rischio un fatturato potenziale di circa 250 milioni di euro.

Nel servizio l'intervista a Ivo Migliore, pres. Coldiretti Saluzzo