Ha prodotto campane per 5 secoli, a Valduggia, nel vercellese

Giornate Fai. La fonderia diventata museo

25 mila esemplari andate in tutto il mondo, tra cui quella della consolata di Torino.

Nel varcare la porta dell'antica fonderia di campane a Valduggia si coglie il respiro di un tempo lontano. Gli affascinanti strumenti di un mestiere che qui si praticava fin dal 1400, gli enormi compassi per le campane, le sagome in legno di noce per la realizzazione, attraverso la creta, dei maschi su cui si poggiavano le forme delle creazioni, gli stampi in gesso ed in legno per gli ornamenti che fregiavano le produzioni appoggiate sui vecchi banchi di lavorazione. Ci sono le pinze, le molle, la pietra pomice e tutto quanto serviva a dare lucentezza al bronzo appena forgiato.

Memorie di quei tempi in cui gli artigiani si affaccendavano intorno alle loro opere: chi impegnato a realizzare l'anima della campana, chi a modellare la creta per forgiarne la testa, chi a plasmare nella cera i fregi, i decori, le scritte che andavano ad adornare la superficie esterna della campana.

Percorrendo le sale si giunge al cuore della fonderia: la fossa dove nasceva la campana. Nel forno di fusione, una alchemica composizione di rame e stagno, la cui formula era gelosamente trasmessa da generazione in generazione attraverso i secoli, dava vita a quel bronzo che, lungo canaline in mattoni e terra, colava nella fossa dove la futura campana l'attendeva, avvolta in una “camicia” argillosa con i suoi fregi rinascimentali in sottile strato di cera.

Dopo il lento raffreddamento (durava in media tra i 30 e i 60 giorni) la campana ripulita era sottoposta alla prova del diapason che ne saggiava la voce. La nota che ne scaturiva, pur essendo somma di 50 toni diversi, doveva essere rigorosamente quella ricercata, pulita e chiara. Dopo di che la campana dell'Antica Fonderia Achille Mazzola da Valduggia era pronta a viaggiare in tutto il mondo, dal Nord al Sud America, dall'Asia all'Africa e a diffondere in tutti i cieli il suo perfetto suono. 

Nel servizio le interviste a Enrico Barlassina, museo antica fonderia Mazzola; Carlo Barlassina, museo antica fonderia Mazzola