Un collega, "Massimo una persona di sani principi"

Delitto di Halloween a Torino. A un anno dall'omicidio, ascoltate in aula la mamma e la sorella

"Patrizia era preoccupata, non voleva passare davanti al bar di Oste. Massimo era sempre disponibile"

È l'ultima a parlare Monica Melis, la sorella di Massimo, il barrellieree della croce verde uccido quasi un anno fa a Torino, freddato con un colpo di pistola alla nuca la sera del 31 ottobre 2021.

Sul banco degli imputati del processo in corte d'assise Luigi Oste, il 62enne titolare del bar Angelo Azzurro di corso Vercelli accusato di omicidio volontario e premeditato. Secondo il pm Chiara Canepa, avrebbe ucciso Massimo per punire così il rifiuto da parte dell'oggetto dei suoi desideri Patrizia Cataldo.

Un nome che torna spesso e viene rinunciato più volte nella maxi aula del tribunale di Torino. 

Lo pronuncia la madre della vittima sentita come teste, riferendo che Massimo quell'estate avrebbe voluto passarla con lei, che però "gli aveva detto di no e lui era rimasto deluso -le aveva detto -quando aveva saputo che era andata in ferie con un vecchio che è anche spacciatore".

Risuona più volte anche nelle parole del collega e amico della croce verde Roberto Angelelli, che Patrizia l'aveva conosciuta proprio nel bar dove lavorava, gliela aveva presentata lui, Massimo, che con lei voleva tornare, e per farlo - in quei mesi dopo l'estate 2021 - in cui "lei era infastidita da un uno"- era "sempre disponibile".

Lo era con tutti. “Una persona di sani principi”. Non beveva, non dormiva mai fuori casa, non aveva debiti rilevanti, viveva solo con la madre, rimasta vedova nel 2014, con la quale parlava poco, anche di quella Patrizia, di cui in aula la mamma mentre le tremano le mani non ricorda il cognome.