Il summit sul clima con delegati da 200 Paesi fino al 18 novembre

Cop 27 in Egitto, a rischio ambiente e diritti

La conferenza delle parti organizzata a Sharm El Sheik. Gli ambientalisti cedono il "pass" a chi, in Africa e Asia, paga il conto ambientale più salato. E denunciano il problema dei diritti umani negati in Egitto. Tgr Leonardo.

Non andare, per essere ancora più presenti. Cedere i propri pass alle giovani delegazioni dei paesi più colpiti dalla crisi climatica, che in questi incontri hanno sempre meno diritto di parola, sostenendoli anche economicamente per raggiungere l'Egitto. E' la scelta che i movimenti ambientalisti - come Fridays For Future, Extincition rebellion, Scientist rebellion, Ultima generazione - hanno fatto per evitare che la Cop 27 di Sharm el Sheik si riveli l'ennesimo fallimento. A Glasgow l'anno scorso la loro presenza alla Cop 26 era stata incalzante. Gli attivisti avevano assediato il meeting internazionale affinchè i temi climatici venissero affrontati con decisioni concrete. Ma Greta Thunberg, ispiratrice dei Fridays, a conferenza ancora in corso, ne decretò il fallimento. Politici che rispondono alla crisi climatica con le stesse azioni che l'hanno provocata - denunciava Greta - una conferenza ridotta a un festival occidentale in cui i potenti si lavano la coscienza con un ambientalismo di facciata. E allora questa volta, i giovani occidentali protesteranno nelle loro città, racconta Filippo Sotgiu di Fridays For Future Italia, cedendo il pass ad attivisti di Pakistan, Bangladesh, Filippine, Africa. Paesi a cui era stato promesso da tempo un fondo per la transizione ecologica. Mentre i Paesi sviluppati tornano indietro a rincorrere i combustibili fossili con nuove estrazioni e trivellazioni, invece di spingere sulle rinnovabili, commentano i giovani ambientalisti. Che denunciano anche la scelta logistica per la Cop 27, in un Egitto dove alla questione climatica si sovrappone inevitabilmente il tema dei diritti umani. 

 

Servizio di Alessia Mari 

Montaggio di Tiziano Bosco