Covid, Comitato Torino Finanza: La pandemia ha portato via 2.500 aziende piemontesi

Si tratta del 4,6% delle imprese di capitale. Sono 849 in più (+4,7%) finite con i bilanci in rosso

Nel servizio, l'intervista a Vladimiro Rambaldi, presidente comitato Torino Finanza

Riprese di Luciano Gallian
Montaggio di Benedetto Mallevadore

 

Quasi 2.500 società scomparse, pari al 4,6% delle imprese di capitale piemontesi, e 849 in più (+4,7%) finite con i bilanci in rosso. E il prezzo pagato nel 2020 dalle aziende piemontesi  al Covid. I dati emergono da uno studio sui bilanci societari condotto dal  Comitato Torino Finanza della Camera di commercio di Torino, curato da Giuseppe Russo. Secondo l'analisi, tuttavia, i 741 milioni di valore della produzione delle imprese che 'non ce l'hanno fatta' rappresentano comunque un valore aggiunto pari solo allo -0,2% del Pil regionale, a indicare un danno economico definitivo abbastanza circoscritto sul complesso dell'economia.

Rispetto allo studio previsionale, realizzato un anno prima dallo stesso Comitato, i danni al sistema delle imprese sono stati contenuti anche grazie ad efficaci misure anti pandemiche. Il valore del patrimonio netto complessivo del sistema è infatti cresciuto di 12,7 miliardi, attestandosi a 119 miliardi, per effetto dell'aumento (rivalutazione) degli attivi immobilizzati pari a 13,9 miliardi. Lo studio fotografa,  dunque,  una situazione di 'resilienza' nonostante il significativo peggioramento dal punto di vista economico, Tra le 52.052 società che hanno "tenuto duro" le perdite nette sono salite a 6,9 miliardi di euro, contro i 3,4 del 2019 (+103%), e il calo del valore della produzione è stato del 7,59%, pari a 15 miliardi di euro. 

Nel 2020, poi,  si sono registrati anche 3,2 miliardi di minore valore aggiunto, di cui 1,5 miliardi per minori stipendi e oneri per lavoro, in parte recuperati con la cassa integrazione. Per far fronte alla crisi i debiti totali sono saliti di 14,6 miliardi e si sono attestati complessivamente a 153,8 miliardi (+10,50%). La resilienza, sia pure ottenuta attraverso una diversa valutazione degli attivi, ha permesso, pertanto, evidenzia lo studio,  alle imprese del Piemonte di continuare l'esercizio dell'attività, senza notevoli richieste di capitali nuovi ai soci.

"L'indagine che abbiamo condotto - spiega il presidente del Comitato Torino Finanza, Vladimiro Rambaldi - ci dice che il danno permanente al Pil è stato ben di meno di quanto avrebbe potuto essere senza mitigazioni e senza rivalutazioni. Questo vuol dire, in sostanza, che il Piemonte ha potuto presentarsi all'appuntamento della ripresa nel 2021 e nel 2022 con il suo sistema economico pressoché integro ed ha potuto approfittare pienamente della ripresa in corso, certo oggi minacciata dalla guerra e dall'inflazione".

"Il lockdown - aggiunge Luca Asvisio, presidente dell'Ordine dei Commercialisti di Torino - non ha solo condizionato le nostre vite ma, evidentemente, anche il mondo economico nel quale operiamo. L'applicazione di norme straordinarie, ad esempio nella rivalutazione dei beni, nella sospensione degli ammortamenti e nel congelamento delle perdite di esercizio, avrà riflessi non indifferenti sul futuro, ma bisogna comunque ricordare, per contro, che lo Stato tante volte vituperato, questa volta si è dimostrato vicino alle aziende con garanzie, contributi e provvedimenti che hanno permesso di superare alcune criticità. Ci auguriamo che questo supporto possa continuare anche nel prossimo futuro in condizioni ordinarie".