Il sistema prevede la fratturazione idraulica degli strati di roccia

Fracking, il petrolio infinito. Per tanti barili in più

Gli esperti ritenevano che il picco del petrolio fosse stato superato nel 2012. La nuova tecnologia estrattiva adottata dagli Stati Uniti sposta il limite nel futuro. Ma ci sono rischi geologici e ambientali per la fratturazione del sottosuolo.

2012. Era la data prevista per il picco del petrolio, il momento in cui l'estrazione mondiale avrebbe raggiunto il valore massimo consentito da tecnologie esistenti e convenienza economica. Da quel momento, il ritmo avrebbe cominciato a rallentare. Ma gli scienziati non avevano preso in considerazione il fracking, ossia il metodo della fratturazione, perchè ritenuto troppo costoso. Per farlo uscire, le rocce vanno frantumate. Inizialmente si usava persino la dinamite. Poi, gli Stati Uniti hanno deciso di puntare sul nuovo metodo, anche ad alti costi, per mantenere primato estrattivo e indipendenza energetica e geopolitica. Negli ultimi 15 anni la tecnologia si è perfezionata, sfruttando la pressione di acqua e fluidi chimici per spaccare strati rocciosi più profondi. A rischio però di danni geostrutturali. Intanto studi scientifici approfondiscono il legame tra fracking e terremoti. Altri confermano che il nuovo petrolio triplicherebbe le emissioni di Co2. L'America ottiene col fracking il 60% del proprio fabbisogno, lasciando libero il greggio tradizionale per altri Paesi. Se poi anche questi la seguissero, valutano gli scienziati, il picco del petrolio si sposterebbe fino a 50 anni. Avrebbe i mezzi la Cina, che per ora resta a guardare. In Europa ci sarebbero aree idonee tra Polonia e Ucraìna, zona per ora ovviamente interdetta. Ci ha provato per la Gran Bretagna l'ex premier Liz Truss, che nei suoi brevi e disperati tentativi di combattere la crisi energetica, aveva tolto il divieto di fracking, tra le contestazioni di cittadini e ambientalisti. Divieto immediatamente ripristinato dal neopremier Rishi Sùnak, tra i primi atti dopo il suo insediamento. L'intervista a Ugo Bardi, esperto di petrolio e professore associato di Chimica e Fisica all'Università di Firenze. Montaggio di Gianluca Omaggio.