Anoressia e bulimia riguardano anche i maschi, patologie anche nei bambini

La rivolta delle farfalle. Quando il peso nello sport diventa un obiettivo malato.

La denuncia delle atlete di ginnastica ritmica riporta alla luce disturbi alimentari e psicologici sempre più frequenti tra i giovani, atleti e non. Lo sport così diventa nemico della salute, contro ogni indicazione medica.

L'equilibrio si spezza quando lo sport - che per sua natura è terapia, divertimento, soddisfazione, orgoglio per i risultati - diventa un danno. Quando il peso, da normale criterio per eccellere nelle competizioni o star bene con se stessi, si trasforma in obiettivo patologico. Quando le medaglie vincono sulla salute e i medici preposti al controllo guardano altrove. Sono gli equilibri sanitari, fisici ma anche psicologici, a saltare, in un giovane che, allenandosi, si perde tra lassativi, diuretici e induzione del vomito. Tutto pur di perdere peso. Non solo un rapporto patologico con la bilancia, e il rischio di scivolare in disturbi alimentari come anoressia e bulimia. Ma anche danni irrimediabili all'organismo, come il blocco o la scomparsa del ciclo che mette a rischio la fecondità dell'organismo. Disturbi che riguardano anche i maschi, il rapporto rispetto alle ragazze oggi è 1 a 10 ma in crescita. E lo spettro incombe su bambini sempre più piccoli, anche sotto i 10 anni. L'intervista a Roberta Pacifici, che dirige il Centro Dipendenze e Doping dell'Istituto Superiore di Sanità. Montaggio di Flavia La Gona.