Ombre di razzismo o di spaccio

Sparatoria in via Artom, ipotesi faida tra gruppi. Il quartiere rivendica: "Non siamo più il Bronx"

Viaggio a Mirafiori Sud il giorno dopo il ferimento di un giovane di origini africane, che ora sta meglio. Forse uno scontro per il controllo della zona. Indaga la polizia

Un regolamento di conti, uno scontro per il controllo di questo frammento di città, chiuso tra i palazzoni delle case popolari. È il giorno dopo la sparatoria di via Artom, quartiere Mirafiori Sud di Torino, dove un ventenne di origini africane è stato ferito a una gamba da un colpo di pistola sparato probabilmente da un coetaneo di un gruppo rivale, forse italiano, ancora da identificare, che poco prima aveva intimato alla vittima e ai suoi amici di andarsene.

Sarà la polizia a stabilire se dietro l'aggressione ci sia proprio il razzismo, oppure se la miccia sia esplosa per altro, questioni di spaccio per esempio, che qui - raccontano i residenti lontano dalle telecamere - sono una realtà conclamata.

Uno spaccato del quartiere lo dà la Fondazione di Comunità di Mirafiori, che si affaccia proprio su via Artom. “Non ci risulta qui un fenomeno di bande giovanili - dice Elena Carli della Fondazione -. Negli ultimi anni ci sono stati nuovi arrivi di famiglie straniere ma non hanno generato problemi di convivenza. Sicuramente è un quartiere che oggi vive un problema di povertà socioeconomica, oltre a episodi di microcriminalità diffusa e di spaccio, però non è la via Artom che Torino ha conosciuto negli anni Settanta e Ottanta”.

Servizio di Manuela Gatti, montaggio di Tiziano Bosco, intervista a Elena Carli, Fondazione di Comunità di Mirafiori