Ora il 32enne è disabile

Violenze in carcere, la storia di "Mario". Un agente penitenziario gli avrebbe rotto il braccio

Altre storie drammatiche da Ivrea. Pressioni sul detenuto perché mentisse denunciando un infortunio durante un'attività lavorativa

Gli avrebbero spezzato il braccio in più punti e lo avrebbero costretto a tacere sulle vere cause di quell'infortunio. Quella del detenuto Mario, nome di fantasia, è una delle storie più drammatiche che emergono dal carcere di Ivrea. Un agente di polizia, soprannominato Insigne, come il calciatore, lo avrebbe costretto a una sfida di braccio di ferro. Mario non avrebbe potuto sottrarsi e racconta: "Mi sono ritrovato bloccato al muro, ho capito che ero in pericolo, ho tirato fuori tutta la forza che avevo. Non riuscivo a muovermi. Ho sentito il mio braccio spazzato via". Ora, a 32 anni, è disabile.

L'agente, insieme ad alcuni presunti complici, lo avrebbe costretto a mentire, a dire che era un infortunio avvenuto mentre svolgeva un'attività lavorativa in carcere. Ma il braccio sarebbe stato talmente rovinato che l'Inail non ci avrebbe creduto e avrebbe rifiutato l'indennizzo.

L'avvocato di Mario, Gianluca Orlando, davanti al referto dell'Inail afferma di aver faticato a far raccontare al suo assistito quanto successo e a convincerlo a sporgere denuncia, per timore di ritorsioni. Proprio la storia di Mario avrebbe spinto la Procura di Ivrea a far partire l'indagine attualmente in corso.

I 45 indagati non hanno al momento subito procedimenti disciplinari e sono rimasti al lavoro. "Se fossero i mostri descritti, forse li avrebbero fermati", commenta l'avvocato Celere Spaziante che assiste 15 agenti penitenziari indagati.