L'analisi

Criminalità, il contesto fa la differenza

E' nei quartieri più difficili, dove molte persone si trovano a vivere ai margini, che la criminalità più facilmente mette le radici. E' questa la tesi della criminologa Monica Chiovini alla quale abbiamo chiesto un commento sull'omicidio di Chivasso

L'ambiente familiare, il gruppo di amici, la presenza o meno nel quartiere dei percorsi scolastici e di aggregazione adatti ad ogni giovane. In una parola, il "contesto", che nelle città globalizzate conta sempre più in criminologia.

“Oggi se ne parla molto di questo concetto, ascensore sociale. I ragazzi oggi hanno una difficoltà proprio ad evolversi quindi o rimangono bloccati sempre allo stesso piano di questo ascensore o rimangono bloccati, quindi scendono, vanno giù”

Così aumentano i fattori di rischio. Uno su tutti, l'uso che dilaga fra i giovanissimi di sostanze stupefacenti. La grande maggioranza degli autori di reati gravi - spiega la criminologa Monica Chiovini sulla base della sua attività in carcere - ha fatto uso di droghe e non è una coincidenza.

"La teoria di Lombroso non è più in uso giusto? Non più, anche se costituisce le basi per gli studi moderni di criminologia, soprattutto gli studi che riguardano poi l'analisi del linguaggio non verbale e della menzogna, espressioni tipiche della manipolazione e che può mettere in atto anche un autore di reato... "

"Insomma criminali non si nasce. Assolutamente, criminali non si nasce, la criminalità, lo sviluppo della nostra personalità e del comportamento deriva proprio da una interazione tra fattori individuali, fattori biologici, fattori psicologici e poi fattori sociali, ambientali e relazionali"

Nel servizio l'intervista a Monica Chiovini, criminologa e psicologa 

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