Torino

Il rider che è diventato un lavoratore subordinato

Riconosciuta in primo grado la natura di lavoro subordinato a Enrico Francia, rider che ha lavorato per una piattaforma di consegna del cibo per due anni. Ora dovrà essere essere risarcito. Il sindacato: adesso a tutti il contratto nazionale

Un algoritmo discriminatorio, che di fatto è un datore di lavoro virtuale che controlla gli orari, i turni e che penalizza il lavoratore se non è disponibile nei week end, quando piove o nei turni serali.

Il tribunale di Torino ha riconosciuto la natura di lavoro subordinato a Enrico Francia, un rider torinese impiegato da una piattaforma di consegna di cibo a domicilio dal 2019 al 2021 con un contratto di collaborazione occasionale a partita iva.

Ma - secondo il giudice - di autonomo nella pratica quotidiana del lavoro in bicicletta di Francia non c'era proprio niente: l'algoritmo decideva al posto del lavoratore.

Tra l'altro il tribunale ha stabilito che l'orario di lavoro dura dal momento in cui ci si logga nell'applicazione al momento in cui ci si slogga; in precedenza il tempo di lavoro del rider veniva calcolato escludendo il tempo trascorso tra una consegna e la prenotazione della successiva.

E adesso la piattaforma, che potrebbe fare ricorso in appello, dovrà risarcirlo con 15mila euro circa: l'importo della differenza retributiva tra i compensi percepiti da collaboratore e quelli del contratto nazionale del settore logistica.

L'obiettivo dei sindacati è adesso un contratto nazionale per tutti i lavoratori di questo tipo.