Chivasso

A casa di Giusy, luci e ombre di un quartiere difficile

Il focus di oggi si concentra sulle indagini per l'omicidio di Giuseppina Arena. Siamo tornati nel suo quartiere per raccontare il contesto in cui viveva. Un ambiente dal quale emergono contrasti e sfide dagli esiti inattesi


servizio di Davide Lessi
riprese di Guido Cravero
montaggio di Gian Luca Omaggio

 

“Giusy Arena la conoscevo vedendola in giro per la città o vedendola qui negli uffici comunali. C'era un buon rapporto con lei anche altre associazioni del territorio avevano dei buoni rapporti con lei", dice il sindaco Claudio Castello. Tre settimane dopo la comunità è ancora scossa. E nel quartiere resta un misto di angoscia e dolore.  "Una persona così, non faceva male a nessuno. A parte le sue fisime che cantava - diceva Maurizio -. Poi metteva il mangiare lì per i piccioni, adesso non ci sono nemmeno più i piccioni". 

Giusy è stata uccisa con tre colpi di pistola. Il suo corpo trovato sotto un ponte dell'Alta Velocità, nelle campagne di Pratoregio. Un'esecuzione. Con ancora troppi punti di domanda. E nessun indagato. Il fratello ieri ha assistito alla bonifica dell'appartamento di Giusy. Alle operazioni ha preso parte anche la scientifica nella speranza di trovare qualche elemento chiave per le indagini. E l'angoscia si respira in queste case popolari costruite negli Anni '80. Le stesse dove è cresciuto Khaby Lame, il tiktoker più famoso al mondo. Un'altra storia quella, di riscatto  di cui qui resta una cassetta postale, dismessa e vuota.

In pochi vogliono confondere i due piani. Ce lo dice Bruno Prestia, consigliere comunale e residente del quartiere: "L'idea che ci sia ancora qualcuno libero, che ha fatto un omicidio così grave, così feroce. Potrebbe essere lì anche dietro la telecamera a guardare il servizio. Sicuramente questo è palpabile e questa tensione c'è".