Una concorrenza non sempre trasparente

Alberghi e affitti brevi, la lotta per le imposte

Nella città metropolitana di Torino sono oltre 8.000 le abitazioni disponibili per le locazioni brevi. Gli albergatori chiedono trasparenza e rispetto delle regole. Intanto l'Italia può chiedere ai portali le ritenute d'imposta.

"Tra Torino e provincia parliamo di più di 8000 case, di 8000 annunci sui portali di prenotazione.  Nella sola città di Torino sono più di 4900. E' come avere una cinquantina di alberghi in più sulla città da 100 camere". Così Fabio Borio, presidente Federalberghi Torino.

Una città nella città, disponibile solo sui portali di locazione per affitti brevi e turistici, capaci di estendere negli anni la propria presenza anche nelle valli olimpiche con oltre 1300 annunci. Una realtà sempre più imprenditoriale che preoccupa Federalberghi che vede nell'esplosione delle piattaforme online una forma di concorrenza legittima ma viziata da dubbi legati ad una scarsa trasparenza sul pagamento delle imposte.

Dubbi placati da una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha stabilito come l'Italia abbia il diritto di chiedere ai portali le ritenute d'imposta, ovvero le tasse su quanto pagato dai clienti e che si affianca all'entrata in vigore dal primo gennaio dell'obbligo di comunicazione all'agenzia delle entrate dei codici fiscali dei locatori, dei redditi percepiti e dei dati catastali degli appartamenti in locazione.

Scelte ritenute necessarie in un'ottica di trasparenza per regolamentare un settore sempre più professionale.

Servizio di Maghdi Abo Abia, montaggio di Beppe Serra. Intervista a Fabio Borio, presidente Federalberghi Torino.